Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Patrimoniale in arrivo. (Chi sono i ricchi?) - prima parte

Non è certamente una rivelazione il fatto che quella che viene definita come "ricchezza privata degli italiani" sia uno tra gli argomenti più branditi, direttamente o, più spesso, indirettamente, ogni momento in cui il nostro Stato è costretto a chiedere finanziamenti ai mercati. Quando ci sono le aste sui titoli di Stato, gli elementi che concorrono alla determinazione del tasso di interesse confluiscono nel valore di spread, a sua volta emanazione del lavorio tutto nascosto - ben al di là della legalità - delle agenzie di rating. Queste basano le proprie valutazioni su una serie numerosa di variabili, oltre che per assecondare le volontà degli speculatori i quali gli pagano lauti compensi. Dando un valore ai rischi, e dunque di fatto indicando gli interessi spuntabili, dei vari Paesi costretti infine ad accettare le condizioni imposte dai mercati. Orientati, e il cerchio si chiude, dalle medesime agenzie di rating.

Ora, una delle variabili che vengono considerate per quanto riguarda gli Stati, risiede esattamente nella ricchezza privata dei cittadini. Non è un mistero, naturalmente, che guardando unicamente i fondamentali, ad esempio, del nostro Paese, qualunque investitore scapperebbe a gambe levate: un Paese che aumenta imperterrito il suo debito senza possibilità di ripagarlo, che non cresce anzi è in recessione conclamata, cioè in pratica che è già fallito se appunto non fosse in grado di allungare ulteriormente il brodo piazzando dei titoli di Stato, non ha ovviamente futuro economico. Non fosse che, e questo è il punto, all'interno dei conti generali rientra appunto la valutazione delle ricchezze di ogni singolo cittadino. 

A questo proposito già Tremonti, quando era ministro del governo Berlusconi, non faceva mistero del fatto che il nostro valore di spread di allora non tenesse conto della ricchezza privata dei cittadini italiani ma solo della situazione debitoria dello Stato. Parole che non sono cadute nel vuoto.

Nel colossale e ormai inequivocabile spostamento generale di ricchezza dalle tasche dei cittadini a quelle delle Banche e dei mercati, cioè dei loro azionisti, è ormai evidente che a livello europeo si sia puntato direttamente sui risparmi privati per sanare la situazione debitoria generale innescata e ingigantita dal casinò della speculazione finanziaria. Il caso di Cipro è solo quello più eclatante, ma non è difficile cogliere il meccanismo di fondo di tutta l'operazione semplicemente osservando le varie misure di austerità, con effetti sulle tasche reali dei cittadini, onde rimpinguare le casse dello Stato che poi girano il tutto in quelle senza fondo della speculazione. 

Il tutto con una distorsione, e un crimine, ancora maggiori. Mentre la finanza gioca e moltiplica numeri del tutto virtuali nei pallottolieri software dei vari data center che gestiscono le operazioni di Borsa e i portafogli fuori dalla realtà degli attori della superclasse finanziaria, nel momento in cui si va a drenare ricchezza dalle tasche dei cittadini, vuoi per imposte dirette, cioè tasse, vuoi per quelle indirette, cioè l'azzeramento dei servizi, del welfare, delle tutele, che una volta onere dello Stato ora passano a dover essere onorate di tasca propria se vi si vuole accedere, ciò che si va a prelevare è invece tutto fuorché virtuale. Si tratta di ricchezza reale, tangibile. Se si deve alienare un immobile di proprietà, magari acquistato con anni di lavoro e sacrificio dai propri nonni e genitori, perché con il denaro che se ne ricava si deve andare a far fronte al pagamento di servizi cui una volta invece si accedeva grazie allo Stato Sociale, oppure per pagare tasse inique, è evidente che il bene reale dell'immobile preso come esempio si trasformi in moneta che poi, come abbiamo visto direttamente o indirettamente, confluisce nel calderone necessario a "ripagare i debiti dello Stato" generati a monte dal gioco tutto virtuale della finanza moderna.

Sinteticamente: il virtuale creato a tavolino, con ingegneria speculativa computerizzata, fagocita, rastrella, depreda, il reale accumulato con fatica, poco o tanto che sia, da almeno due generazioni di cittadini ai giorni nostri. È il furto in piena regola al quale stiamo assistendo e che le classi politiche europee, certamente quella italiana, non solo non ostacolano, ma in molti casi agevolano.

Allo stesso modo, l'ingrandirsi della voragine virtuale degli interessi sugli interessi e della speculazione, sta "imponendo" all'Europa di prendere delle misure ulteriori, in termini di velocizzazione e voracia, al fine di portare avanti questo enorme processo di spostamento di ricchezza. Servono più schiavi cui succhiare sangue. E dove ce ne è ancora, è lì che si vuole andare a prenderlo sino all'ultima goccia.

Siccome è evidente che nessuno Stato sarà mai in grado di ripagare il debito accumulato, l'ulteriore passaggio che ci imporranno è quello delle patrimoniali

Torniamo un momento al punto di partenza: il nostro Stato piazza ancora titoli sui mercati perché rassicura gli speculatori sul fatto che l'Italia, pur se non appare solida dal punto di vista dei conti pubblici, lo è molto di più dal punto di vista di quelli privati. Come dire: l'ipoteca che offriamo è, in quota parte, sui beni mobili e immobili di ogni singolo cittadino italiano. Lo Stato può fare questo grazie all'autorità che ha sui cittadini, la quale poi si mette in pratica con l'imposizione fiscale. O con il mero esproprio, così come, parlando di patrimoniale, sarebbe più corretto definirlo.

Se il tema è dunque oramai in modo conclamato quello della patrimoniale (o in ogni caso lo sarà a breve) tutto si risolve, a meno di rivoluzioni che in ogni caso non si vedono all'orizzonte, nel cercare di capire quali saranno i parametri attraverso i quali questa verrà "somministrata" agli italiani.

E qui si apre il tranello cui quasi tutti abboccano. Secondo Bankitalia, che evidentemente sta studiando la cosa da tempo tanto da entrare a fondo nei conti privati dei cittadini, la ricchezza netta delle famiglie italiane è pari a 8.619 miliardi, corrispondenti, sempre secondo i dati forniti, a circa 140 mila euro pro capite e 350 mila euro a famiglia (dati rilevati a fine 2011). Curioso: a fronte di un debito pubblico pro capite, neonati inclusi, di oltre 30 mila euro a testa.

La truffa è la seguente: si parla sempre di una media. Come per tutti i valori medi, per ogni istituto di statistica è fondamentale scegliere dei criteri attraverso i quali si arriva a stabilirli. Ma siccome il valore che si raggiunge sarà preso certamente come riferimento nel momento in cui si deciderà su quanto e su chi intervenire al momento della patrimoniale, risulta di tutta evidenza che intervenire su questi parametri può in modo determinante cambiare radicalmente la reale incidenza che la patrimoniale avrà su ogni singolo cittadino.

In parole semplici, e solo come esempio: se si decide di prelevare un tot sopra i centomila euro, è evidente che la cosa avrà un effetto molto grande in chi ha "solo" questi 100 mila euro come ricchezza personale, ma avrà un effetto decisamente inferiore in chi ne ha molti di più.

È, in altre parole, un po' come quando il governo Monti aumentò indiscriminatamente l'Iva a tutti gli italiani: per chi ha pochi soldi l'aumento ha inciso enormemente, i "ricchi" invece non se ne sono neanche accorti. Impossibile immaginare una manovra più iniqua di questa.

Il trucco, l'illusione, la distorsione ottica, anzi meglio, la truffa, risiede dunque nei metodi attraverso i quali si andrà a indicare quali possano essere considerati realmente i cittadini "ricchi" sui quali la patrimoniale andrà a intervenire.

Sulla definizione della fascia dei "ricchi", attenzione, si gioca e si giocherà tutta l'ennesima truffa dei prossimi tempi.

Valerio Lo Monaco 

(fine prima parte)

Grillo: il rischio sterile (e cieco) della "semplificazione"

Cari Grillo e Casaleggio,