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SPARI SENZA SCOPO. INTERPRETAZIONI SENZA SCRUPOLI

La “follia” di Luigi Preiti, il 49enne disoccupato che stamattina ha aperto il fuoco davanti a Palazzo Chigi, è racchiusa nelle sue parole, assai più che nel suo gesto. Quelle parole che il sito del Giornale, non a caso, enfatizza in un titolo a tutta pagina che suona così: «L’attentatore: “Volevo colpire i politici”».

Strano modo di provarci, però, visto che all’atto pratico la sparatoria è avvenuta mentre i ministri del nuovo governo erano dentro l’edificio per la cerimonia di rito e di altri parlamentari, lì all’esterno, non se ne ha notizia. Ovviamente si potrebbe replicare che l’espressione è metaforica, per cui il bersaglio non erano i politici in carne e ossa bensì la politica – questa politica – nel suo insieme. Ma Preiti, muratore calabrese trapiantato in Piemonte e poi costretto a ri-trapiantarsi in Calabria a causa della recessione e della mancanza di lavoro, non sembra proprio un uomo avvezzo alle metafore.

Più che di bersagli simbolici, quindi, bisognerebbe parlare di fantasmi. Di ombre che gli sono cresciute nella mente e che lo hanno ottenebrato. Fino a fargli credere che ci potesse essere almeno un brandello di rivalsa nel fare quello che ha fatto: una cazzata da prima pagina. Una violenza stupida. Un’incursione cruenta che si è risolta nel ferimento di due carabinieri e che ai professionisti della politica non costa assolutamente nulla, mentre semmai gli fa un favore permettendogli di atteggiarsi a vittime.

Sta andando così, infatti. Soprattutto dal centrodestra, e in particolare dal PdL, si levano le accorate, prevedibilissime lamentazioni sul “clima di odio” che avrebbe armato la mano del disgraziato di turno. Non potendo accostare lui, direttamente, a nessun ambiente estremistico, giocano la solita carta dei cattivi maestri. E non potendo dire (troppo) apertamente che ce l’hanno con Grillo e col MoVimento 5 Stelle, lo fanno capire tra le righe. Vedi innanzitutto Alemanno, che se ne esce con il seguente tweet: «Dopo mesi che si inveisce contro politica e istituzioni, non c'è da stupirsi se un pazzo si mette a sparare!».

Le variazioni sul tema si sprecano, comunque. E infatti il Corriere ne tira fuori agevolmente un primo florilegio, in un intero paragrafo dedicato appunto al PdL: «Il presidente dei senatori Schifani, parla di “attacco alle istituzioni”, e invita alla riflessione chi “in questi mesi, e anche negli ultimi giorni, ha alimentato veleni e acuito un clima di scontro politico e sociale”. Lo segue Prestigiacomo (“Ora stop a odio e parole violente”), Gelmini (“Aprire con determinazione una nuova stagione di pacificazione nella quale tutti abbassino i toni”) e Santanché (“Non fomentare il clima di odio che trova terreno fertile in questa difficilissima fase di crisi economica”) . E Gasparri: “Il fatto che l'attentatore di Palazzo Chigi possa essere uno squilibrato non cancella le colpe di quanti, proprio in quelle zone della Capitale, stanno alimentando un clima di odio e di violenza”.»

Grillo replica immediatamente sul suo blog, prendendo le distanze da qualsiasi aggressione. Presente o futura. Prima esprime la sua «solidarietà ai carabinieri, alle forze dell'ordine e ai parenti del carabiniere ferito gravemente», poi afferma che «ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Noi raccogliamo firme ai banchetti, facciamo referendum e leggi popolari. Piena solidarietà alle forze dell'ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale».

Parole un po’ doverose e un po’, o parecchio, di circostanza. Parole che in nome della rapidità, piuttosto che della sintesi, preferiscono sorvolare sul nodo fondamentale: l’ostilità popolare nei confronti di questa classe dirigente, politici in testa, è del tutto giustificata.

Come hanno chiarito in molti, fra i cosiddetti “cattivi maestri”, i vizi della società occidentale non sono affatto dei difetti momentanei. O, in ogni caso, da accettare di buon grado a fronte dello sviluppo che è venuto e che verrà. Quei vizi, al contrario, vanno addebitati sia a un modello intrinsecamente sbagliato, sia al  groviglio di interessi che lega i potentati economici e quelli politici. In qualche caso le responsabilità sono soltanto colpose. In qualche altro dolose. Gravemente dolose. E premeditate.

Luigi Preiti è niente di più che un povero cristo frustrato, che per aver dato di matto finirà in carcere per svariati anni. Credete, solerti onorevoli della Grosse-Grassa-Koalition 2013: non è di quelli come lui, che dovete preoccuparvi.

 

 

Viviamo più a lungo ma diventiamo vecchi più rapidamente

NOI NEL MEZZO – 29 aprile 2013, ore 16.30