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Crediti: ok alle imprese. Purché aumenti l'Irpef

Da una parte concede. Dall'altra - contestualmente - toglie. Del pagamento dello Stato alle imprese creditrici si parla da tempo, urlando la norma, cioè il pagamento in tranches da 20 miliardi di tanti dei debiti che lo Stato ha da mesi e in diversi casi anni, nei confronti di tante imprese, come chissà quale concessione. Invece è un atto dovuto: come fa lo Stato a pretendere quasi mediante coercizione, per esempio attraverso la rete Equitalia, il pagamento da parte delle imprese di imposte pregresse non versate se poi allo stesso momento è moroso con esse?

Insomma che la cosa andasse sanata non c'erano dubbi. E che si dovesse fare in fretta anche, visto l'alto numero di piccole e medie aziende che, creditrici proprio verso lo Stato, stanno chiudendo ogni giorno. Il punto è che oggi, ove si arrivasse finalmente al varo di questi pagamenti, viene collegata la possibilità, da parte delle Regioni, di anticipare il pagamento dell'Irpef maggiorato del 2014 all'anno in corso. 

Le addizionali regionali, cui chiunque abbia un introito è soggetto, già previste in aumento - e per la precisione quasi triplicate - per il prossimo anno, potranno dunque essere anticipate, e messe sul conto dei cittadini, già da subito. Considerando lo stato economico delle nostre Regioni, è praticamente certo il fatto che questi anticipi saranno applicati tutti.

Ora, il pagamento alle imprese avrebbe dovuto dare un po' di ossigeno alle aziende e con qualche passaggio in più anche ai dipendenti di queste. Magari in Cig da mesi, o con stipendi arretrati ancora da percepire, adesso - e non è detto - potranno forse riuscire ad avere un po' di denaro in più nelle tasche visto che lo Stato inizia a pagare fatture arretrate. Ma quel denaro sarà solo in transito, visto che le Regioni potranno prelevarlo dalle buste paga proprio come anticipo su quanto gli spetterà nel 2014. 

I cittadini pagheranno dunque in prima persona e due volte un atto che sarebbe dovuto essere invece tutto sulle spalle dello Stato. La pressione fiscale aumenterà immediatamente, e in seguito, a breve, continueranno giocoforza a ridursi ulteriormente i consumi, aumentando l'effetto recessivo che stiamo già vivendo facendo avvitare ancora di più la situazione di crisi su se stessa.

Un vero e proprio atto di ragioneria, quello dello Stato, che con una mano "concede" e con l'altra "riprende". Operazione degna del ragionier Filini.

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