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Libia, assalto al Ministero della Giustizia

Lo stile libico dell’arrendetevi siete circondati, riferito alle istituzioni, è un po’ più drastico ed efficace di quello dei grillini o dei tifosi di Rodotà: miliziani armati a bordo di autoveicoli dotati di cannoni antiaerei hanno circondato il ministero della Giustizia a Tripoli intimando al Ministro ed ai funzionari di evacuarlo.

Eventuali parallelismi da cui trarre esempi da applicare alla nostra Italia finiscono qui, anche se potremmo esserne tentati: la motivazione ufficiale dell’azione armata è che la legge sull’epurazione dei gheddafiani sarebbe troppo blanda, ed anche dalle nostre parti c’è un forte bisogno di epurare le istituzioni tutte da rappresentanti del vecchio regime o del Bilderberg.

In realtà questo assalto rientra in un quadro di tensione sorto dopo che il governo ha tentato di disarmare le milizie illegali, tracciando, all’interno delle organizzazioni paramilitari che abbatterono il regime, una linea di demarcazione fra buoni e cattivi. L’ordine deve regnare a Tripoli altrimenti gli sforzi stranieri di inserire la Libia nella loro sfera di influenza andrebbero vanificati, così come la possibilità di sfruttarne le risorse. Evidentemente, però, anche in Libia il controllo passa attraverso un finto rinnovamento delle classi dirigenti con conseguente sconfessione della base militante che ha provocato il cambio di regime.

In Libia però, siccome si usa poco Facebook e si agisce sul serio, la situazione è sempre meno controllabile: l’aver aperto il vaso di Pandora dei conflitti regionali e tribali ha scatenato un caos che il debole nuovo regime non riesce a controllare. E che la NATO non può aiutare fattivamente in assenza di “civili disarmati bombardati”. Nonostante questo gli atlantisti sognano di riproporre il medesimo fallimentare modello in Siria.

Il punto politico di Marco Tarchi - 27/04/2013

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