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Siria. Ancora bombe a Damasco

Appena ieri Ban Ki-Moon, Segretario generale dell’Onu, aveva definito un atto di terrorismo il fallito attentato al premier siriano Wael Halqi, che aveva fatto strage “solo” di civili. Oggi, una violenta esplosione ha scosso il centro di Damasco causando almeno dieci vittime, ma non sono pochi i feriti che versano in condizioni critiche.

L’obiettivo potrebbe essere stato il Ministero dell’Interno, che, però, aveva spostato la propria sede da tempo, quindi anche questa volta siamo di fronte ad un massacro di innocenti, tuttavia gli “amici della Siria” sembrano preoccuparsi solo delle armi chimiche che Assad avrebbe usato, stando a fonti di intelligence.

Tuttavia, le stragi con armi convenzionali continuano, anche al di fuori del campo di battaglia, e si dimostrano più efficaci di quelle di distruzione di massa, che tanto ossessionano gli atlantisti dai tempi dell’Iraq. Ciononostante, questi ultimi non paiono disposti ad assecondare l’ONU nella sua richiesta di avere pieno accesso in Siria per investigare sul loro effettivo uso: potrebbe uscir fuori che ad usarle non è stato (soltanto) Assad.

La crisi siriana sembra entrata in un vicolo cieco. Le soluzioni negoziali sono state e sono costantemente boicottate e l’intervento militare non riesce a trovare giustificazioni digeribili dall’opinione pubblica, mentre il fondamentalismo islamico prende sempre più piede imbarazzando i suoi finanziatori.

Le sofferenze del popolo siriano sono destinate a durare ancora a lungo, ma, d’altronde, a nessuna delle parti in conflitto interessa della sua sorte: è solo uno strumento di propaganda da usarsi per avere il supporto dell’opinione pubblica, mentre si perseguono obiettivi che confliggono profondamente con quelli dei siriani.

(fm)

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