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GRILLO INCHIODA GLI ELETTORI M5S CON SIMPATIE PD

Parole dure. Inequivocabili. Martellanti. E quindi – c’è da sperare – conclusive. Beppe Grillo prende finalmente di petto la questione dei mugugni post elettorali, da parte di chi vorrebbe un MoVimento 5 Stelle ragionevole e collaborativo, e quindi pronto ad allearsi col Pd in chiave anti Berlusconi, e gliele canta chiare.

Una sequela (una raffica) di 20 domande, che cominciano con «Perché hai votato il MoVimento 5 Stelle?», «Per fare un governo con i vecchi partiti?», «Per votare in Parlamento i meno peggio?», e che conducono passo passo, strattone dopo strattone, legnata dopo legnata, al drastico e inevitabile epilogo: «Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace. La prossima volta vota per un partito».

Le reazioni, sul blog, sono contrastanti. E anche questo era inevitabile. L’equivoco esiste e gli “equivocanti”, figurarsi, pretendono di avere ragione. Non sono mica loro ad aver preso lucciole per lanterne, credendo unilateralmente che molte delle cose che Grillo diceva, e sbraitava, fossero solo enfatizzazioni propagandistiche e iperboli spettacolari. Macché. Quello che sbaglia è lui. Lui che dopo aver raccolto tanto successo, al Talent Show delle elezioni, non si affretta a inchinarsi al suo pubblico. E non si precipita a firmare con gli organizzatori un contratto di collaborazione, a vantaggio di tutti.

Fabio Fazio che rinnova Sanremo. Beppe Grillo che rinnova il Parlamento. L’Italia che riprende a correre: non proprio il boom degli anni Sessanta, ma il Pil che torna, lentamente, solidamente, a salire. Confindustria si rallegra. Draghi si concede un sorrisetto. Il mondo ci apprezza. O quantomeno Washington.

Bene: chi la vedeva così è servito. Ha coltivato delle aspettative sballate e adesso è costretto ad aprire gli occhi. Il suo è stato un abbaglio, ma d’altronde si è abbagliato da solo. Quando ha votato il MoVimento 5 Stelle lo ha fatto senza averci capito niente. Siccome aveva voglia di protestare, si è buttato a pesce sull’occasione che aveva sotto il naso. Secondo un classico schema – uno schema idiota – si è illuso che bastasse per cambiare le cose. La politica. L’Italia intera.

Oplà: si mette la crocetta sulla scheda, senza avere ancora capito che sono proprio 65 anni di crocette piazzate una tantum ad averci condotti al disastro attuale, e si torna a casa tutti contenti. Sperando che tanti, tantissimi altri abbiano fatto lo stesso. Credendo, come allocchi, che sia sufficiente una quisquilia del genere per indurre alla resa quei “grandissimi figli di puttana” che hanno consacrato tutta la propria vita al potere e che sono pronti a qualsiasi porcata pur di rimanere nelle stanze dei bottoni. O dei bottoncini.

Il voto che diventa una sorta di grande/grandissima manifestazione di piazza. Pacifica. Quasi festosa. Magari gli slogan sono un po’ (solo un po’) truculenti, ma in fondo non c’è nessuna intenzione di metterli in pratica. In fondo lo aveva detto pure Grillo: «Arrendetevi, siete circondati!». Ed era stato bello, da credere. Ma sì: il popolo tuona il suo malcontento, a gran voce, e le porte del Palazzo si dischiudono, timidamente, colpevolmente, facendo uscire a uno a uno quei cattivacci che finora avevano spadroneggiato in lungo e in largo.

Come direbbe un altro comico, Giobbe Covatta, «Basta poco, che ce vo’?». Basta stringersi “a coorte”, come recita l’inno nazionale. “Coorte” in senso lato, si intende. In senso figurato. Mica le legioni romane, armate e sanguinarie. No. Le schiere politically correct della pantomima pseudo democratica: armate di cartelli, di striscioni, tutt’al più di campanacci e di tamburi improvvisati. O magari di trombette vuvuzuela, come ai Mondiali 2010. Terzomondismo a costo zero. La lotta al razzismo su Sky. Adotta un bimbo “di colore” a distanza. Affratellati. Continua a farti fottere dal maxi razzismo dei soldi. Della finanza internazionale. Della globalizzazione carina come nei manifesti della Benetton.  

Oplà. L’ammutinamento di un giorno. O di un minuto. La “rivolta” degli scolaretti che per una volta non dicono buongiorno alla maestra (l’odierna lotta… di classe) confidando che lei, solo per quello, si trasformerà magicamente nel contrario di ciò che è sempre stata.

Tranquilli, bimbetti perbene: da domani, ovvero dalle prossime Politiche, potrete tornare ai vostri trastulli abituali. Voterete Renzi-Fonzie e vi godrete i telefilm col nuovo protagonista.

Buon divertimento, coglioni.

Federico Zamboni


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