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Grosse manovre in vista dalla BCE

I tassi di interesse sono rimasti invariati a 0.75%, e questa è una buona notizia per tutti quelli, ad esempio, che pagano i mutui. Del resto era impossibile pensare a un aumento dei tassi nella fase di recessione in cui siamo. L'inflazione scende per un motivo solo: non si ha denaro da spendere e si cerca di limare le proprie spese anche sui beni primari, a iniziare dal cibo. Uno scenario quasi bellico, insomma.

Ma i fattori più importanti che emergono dalla relazione di ieri di Mario Draghi sono altri. Il primo era facile aspettarselo, il secondo apparentemente meno, eppure, a vedere bene, è nell'ordine delle cose. Ed è preoccupante.

Andiamo con ordine. Intanto le ridicole previsioni della fantomatica ripresina di fine 2013 sbandierate a suo tempo sono state di fatto cancellate in un sol colpo, visto che, secondo il governatore, la «ripresa graduale» annunciata è «esposta al rischio di un ridimensionamento». Il che, se la storia e la cronologia degli eventi scorsi ha un senso, significa che alla prossima riunione ci verrà comunicato che il ridimensionamento si è trasformato in un ulteriore spostamento in là. Altre previsioni, per giunta.

Su queste pagine non abbiamo mai fatto mistero della ipocrisia e della colpevolezza con la quale da più parti si sono levate anticipazioni moderatamente positive sulla uscita dalla crisi. Quando invece era evidente a tutti che, visto che non sono cambiati né i fondamentali dei vari Paesi, se non in peggio, né le misure per invertire la situazione, la spirale nella quale siamo finiti che peraltro continua ad avvitarsi su se stessa non poteva che far peggiorare la situazione. Di certo non farla migliorare. Il recente caso di Cipro è stato un segnale incontrovertibile. E proprio in questo momento, ad Atene, ci sono nuovamente i cittadini in piazza a protestare contro l'arrivo della troika che vuole imporre altri 25 mila licenziamenti. Come a dire: altro che risoluzione, qui si va sempre peggio.

Il secondo elemento è relativo a come la Banca Centrale Europea intende comportarsi. Perché qualcosa dovrà fare, ed è molto probabile che allo studio vi siano nuove norme al di fuori di qualsiasi crisma monetario tra quelli sino a ora conosciuti. Già segnali in tal senso si sono manifestati, o non si penserà mica che la concessione di ritardare il rientro dei conti pubblici dei vari Paesi, che prima era visto come fuoco negli occhi e ora viene pacificamente accettato, sia una misura regolare, no? 

I macro dati che stanno facendo pendere i ragionamenti verso qualche altra nuova mossa da parte di Draghi sono incontrovertibili. Ad andare male sono sia le esportazioni che la domanda interna. Ovvero tutto quello che poteva andare male lo sta facendo. Le esportazioni non vanno perché non possiamo agire sul valore della moneta, e la domanda interna non può che calare in seguito alla recessione e alla disoccupazione che le misure di austerità hanno imposto e stanno imponendo ai popoli europei. Dunque che fare?

Certamente nulla di ordinario: la BCE deve inventarsi qualcosa di "straordinario", da far digerire all'opinione pubblica come l'ennesima misura necessaria e tempestiva da prendere per risolvere la situazione. O meglio, per sedarla.

Vediamo qualche scenario. Plausibilmente potrebbe esserci un ulteriore taglio dei tassi nei prossimi imminenti trimestri. Il che se da una parte andrà a favore di chi paga i mutui a tasso variabile, è operazione che va certamente letta nella chiave di un ulteriore deterioramento della situazione complessiva. E dunque non può essere accettata con grandi felicitazioni. Allo stesso modo, vista la recessione, non ci si può aspettare alcuna concessione da parte delle Banche che continuano a rifinanziarsi presso la BCE a tassi ridicoli ma che, complice anche la difficoltà di racimolare denaro dai correntisti, opereranno fatalmente per una ulteriore stretta nei confronti del credito a privati e imprese. Ovvero, imponendo una ulteriore spinta verso la recessione. 

Draghi stesso ha sottolineato questa deplorevole tendenza delle Banche, come se stesse parlando di soggetti altri e non di azionisti della Banca Centrale che governa: a pesare sulla congiuntura, secondo la Bce, sono le «restrittive condizioni del credito» in seguito alla “rottura” del meccanismo di trasmissione della liquidità dalle banche all’economia reale. E dunque le difficoltà per le pmi nell’ottenere prestiti «in diversi paesi dell’Eurozona». Arguto, vero? I dati sono impietosi: negli ultimi due anni c'è stata una ulteriore contrazione del 2.5%, la quale si somma alla situazione precedente che già non era rosea. L'indice manifatturiero ha toccato i minimi (fermandosi a 46,8 punti: rammentiamo che sotto la soglia di 50 significa tecnicamente recessione).

Tutto parrebbe ruotare, insomma, verso una nuova operazione di prestiti triennali alle Banche, cioè una nuova ondata di Ltro (Long Term Refinancing Operation) che come abbiamo già sperimentato aiuta le Banche a continuare a speculare sui debiti pubblici dei Paesi senza rischiare nulla ma non porta niente alla economia reale. In più c'è una novità. Si parla, infatti, dell'adozione di uno strumento inedito - ed eccoci a uno dei punti nuovi, inauditi, e "particolari": la BCE potrebbe accettare come "collaterali" i crediti deteriorati delle Banche (cioè quelli che le imprese non riescono a saldare) in cambio dei finanziamenti che la BCE darà alle Banche stesse. Se da una parte ciò farebbe diventare la BCE stessa come una grande Bad Bank, prendendosi in pancia tutta la spazzatura delle Banche sue consociate e azioniste, non si può non rilevare come tale operazione, pur, a quanto pare, subordinata alla costituenda unione bancaria di cui si parla, sarebbe fatalmente scaricata sulle popolazioni che adottano l'Euro. Quell’euro di cui la BCE stessa è proprietaria.

In altre parole - attenzione che questo è il punto - la BCE utilizzerebbe questa "necessità" (quella di prendersi i crediti deteriorati delle Banche) per arrivare al controllo diretto di ogni istituto ma, al tempo stesso, andrebbe in seguito fatalmente a scaricare sui cittadini tale esposizione attraverso i meccanismi di cui, in regime di monopolio assoluto, può disporre. E che già stiamo sperimentando.

Brutalmente: se la Banca Centrale Europea, unica ad avere il permesso di emettere e imporre la moneta circolante agli europei, diventa una bad bank, di chi sarà il conto da pagare? E, specularmente, chi saranno invece i soggetti salvati? Le risposte sono semplici: i cittadini nel primo caso, le Banche private nel secondo.

Quello di Cipro, ha concluso poi Draghi, «non è un modello», quasi a voler scongiurare ondate di panico tra gli europei. Ma - occhio - ciò significa, per parole dello stesso governatore, che l'Unione Europea ha la necessità di trovare un «meccanismo di risoluzione, di ristrutturazione e di ricapitalizzazione» delle Banche con «regole certe» per i salvataggi a carico dei privati.

Ripetiamo: "a carico dei privati". Il cosiddetto Bail In del quale abbiamo parlato giorni addietro (qui). Operazione, inutile ripeterlo?, che è a favore delle Banche, come abbiamo visto.

Familiarizzare (e capire) questa espressione è dunque d'obbligo per tutti noi. Visto che ci riguarderà, probabilmente, molto da vicino. E presto.

Valerio Lo Monaco


Usa:+88.000 posti,mai cosi'pochi da 2012

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