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CIVITANOVA: OMICIDIO DI STATO? NO. DI SISTEMA

Riferiscono le cronache di qualche momento di rabbia, durante i funerali dei tre anziani di Civitanova Marche che si sono uccisi a causa delle difficoltà economiche: prima due coniugi, un esodato di 62 anni e sua moglie di 68 titolare di una modesta pensione, e poi il fratello 72enne di lei, schiantato dal dolore per la morte dei congiunti. Analogamente, viene riferito pure di qualche contestazione al presidente della Camera, Laura Boldrini, intervenuta a una riunione organizzata in Comune.

Nel corso delle esequie, in particolare, si è levato tra gli altri il grido «Omicidio di Stato», a sottolineare che questa tragedia si sarebbe potuta evitare se le pubbliche istituzioni, a cominciare dal governo centrale di Roma, avessero agito in maniera diversa. A quanto risulta, infatti, la situazione della coppia era precipitata perché il marito, Romeo Dionisi, era finito nel limbo degli esodati. Ossia, com’è noto, di quelle centinaia di migliaia di persone che hanno abbandonato il lavoro nel presupposto di poter accedere alla pensione di lì a non molto, in base alla normativa vigente, e che invece si sono ritrovate in una terra di nessuno, perché nel frattempo il governo Monti ha cambiato la legge e innalzato i limiti di età.

Dopo di che, via col rimpallo di responsabilità, e di cifre, tra il ministro “competente”, l’ineffabile Elsa Fornero, e i vertici dell’Inps. Disaccordi grotteschi, lassù in alto, e conseguenze drammatiche, laggiù in basso. Mentre nei sontuosi uffici del Palazzo la si tirava per le lunghe, come se si trattasse di una disputa teologica sulla quale disquisire all’infinito, nelle case dei diretti interessati non si sapeva, e in molti casi non si sa tuttora, dove sbattere la testa. I più fortunati hanno cambiato neologismo: da esodati a salvaguardati. Naufraghi caduti (buttati) in mare ma ripescati prima di inabissarsi. Gli altri, che non hanno pescato il jolly alla Lotteria del Futuro Globale, sono rimasti in balìa delle onde: alla deriva per un tempo indeterminato, sperando di resistere quanto servirà.

A prima vista, quindi, sembrerebbe proprio che abbiano perfettamente ragione, quelli che a Civitanova Marche hanno gridato allo «Stato assassino». Invece hanno ragione solo a metà. Lo Stato – questo Stato italiano che un po’ per volta si va allontanando dal welfare del passato, sgangherato e truffaldino ma di manica larga – è solo l’esecutore materiale, mentre i mandanti si annidano altrove. I mandanti si annidano nei veri centri decisionali del potere finanziario. Là dove si sono decise, via via, le trasformazioni che ci hanno portati a questo punto: l’euro, la Bce, i parametri di Maastricht, le solidali misure a sostegno delle banche, le severe contromisure a danno dei cittadini. Il nuovo dogma: il pareggio di bilancio. La nuova divinità: la Troika.

Laura Boldrini non se l’è presa per le intemperanze contro di lei e contro la classe politica che, in quanto presidente della Camera, si trova adesso a rappresentare. Conosce il mestiere, dopo la lunga carriera in ambito Onu, e si è rifugiata nel classico distinguo dello statu quo: «Chi sopporta il peso di queste tragedie ha tutto il diritto di esprimere come ritiene il suo dolore e la sua indignazione, che non hanno niente a che vedere con le strumentalizzazioni politiche imbastite da qualche frangia estremista».

Niente di male, se qualcuno perde la pazienza di tanto in tanto. Un pizzico di rabbia è consentita, specie a latere di una tragedia. “Elaborazione del lutto”, per così dire.

A patto, però, che il grido occasionale non si consolidi in un’analisi approfondita, e permanente. «Omicidio di Stato» deve rimanere un’iperbole. «Omicidio di sistema» deve restare un tabù.

Federico Zamboni


NOI NEL MEZZO – 08 aprile 2013, ore 16.30

DEBITI PA: OK. MA LA COPERTURA?