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CAMMINA CAMMINA, L’ACCORDO PD-PDL SI AVVICINA

Alzi la mano chi si sta sorprendendo, per le manovre di avvicinamento tra Pd e PdL. E poi ci spieghi il perché: un esito di questo tipo, infatti, era nella logica delle cose fin dal primo momento, una volta emerso che al Senato non si potevano formare maggioranze di altro tipo.

Analogamente, era prevedibile anche una fase iniziale di stallo. Se l’intesa fosse arrivata troppo rapidamente, la sua natura oligarchica sarebbe apparsa in modo smaccato. Dopo svariate settimane di impasse, invece, la si può presentare (spacciare) per una scelta obbligata: pur di non “abbandonare” il Paese alla ingovernabilità, ossia alle reazioni negative dei Mercati, si accantonano i motivi di dissidio e si viene a patti. Temporanei, certo. Costellati di distinguo, ovvio. Dando pubblica e reiterata dimostrazione – ci mancherebbe altro – della dovuta ritrosia ad accordarsi coi nemici giurati di sempre.

Inciucio? Non sia mai. Tutto alla luce del sole: entro limiti ben definiti e con finalità precise. D’altra parte, non bisogna forse fare lo stesso, per l’elezione del successore di Napolitano al Quirinale? In fin dei conti, come hanno rimarcato a stretto giro di ruota sia Renzi che Franceschini, il PdL ha raccolto all’incirca gli stessi voti del Pd. Impossibile ignorarlo, perciò. Tramontate le ipotesi di collaborazione col M5S, il realismo deve prevalere sulle pur legittime distanze nei confronti dell’avversatissimo Berlusconi. E se poi Bersani non se la dovesse sentire, nell’ansia di salvare gli ultimi brandelli della sua credibilità fatta a pezzi dalle elezioni, vedrete che si troverà qualcun altro pronto a farsene carico.

Spazio al governissimo, allora? Oppure, per dirla alla tedesca, alla Grosse Koalition? Vietato dirlo. E non lo si pensi nemmeno, cortesemente. Il messaggio “corretto” è che non si tratta affatto di un sodalizio strategico, e dunque di un governo condiviso, ma di una convergenza momentanea. Ci si associa solo per gestire la transizione, che durerà quello che durerà ma che tuttavia, quand’anche prolungata, o rinnovata a più riprese, è appunto transitoria.

Nell’emergenza, va da sé, non ci possono essere colpevoli. Tutt’al più, persone di buona volontà che non hanno raggiunto (appieno) i loro nobili obiettivi.

 

 

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