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Le vie di Damasco passano per la Russia

Tranne Erdogan, ma sarebbe stato chiedergli troppo, tutti i rappresentanti delle principali potenze interessate alla crisi siriana sono passati per la Russia: dopo l’incontro Lavrov-Kerry a Mosca, anche Cameron e Netanyahu si sono recati a Sochi, sede dei prossimi Giochi Olimpici invernali, ad incontrare Putin.

Il presidente russo ha ammonito il premier israeliano a non compiere azioni che possano destabilizzare ulteriormente la situazione, ma, anche con Tel Aviv, Mosca è riuscita a trovare dei punti di convergenza: entrambe le delegazioni hanno infatti convenuto che la continuazione del conflitto porterebbe a «disastrose conseguenze» per tutta la regione.

Per Putin «la sola maniera per prevenire uno scenario negativo è porre fine al più presto al conflitto armato e dare inizio ad una composizione politica della questione». Gli ha fatto eco un Netanyahu più conciliante del solito: «stiamo entrambi cercando di trovare la maniera per rafforzare stabilità e sicurezza, abbiamo ora una perfetta opportunità per discuterne insieme direttamente».

La condanna ai raid israeliani è stata lasciata al vice Ministro degli Esteri, Genardy Gatilov, in maniera da non enfatizzarla, nonostante sia stata comunque ferma, anche se indiretta. Gatiov ha detto che ogni azione in Siria deve discendere da decisioni ONU, altrimenti si tratta di atti illegali.

La linea russa sta avendo la meglio su tutte le linee rosse degli interventisti, forse perché è l’unica sensata e in sintonia con la volontà delle Nazioni Unite. La Conferenza Internazionale sulla Siria, nonostante qualche esitazione di maniera del regime di Assad e del Governo francese, rimasto fuori dai giri di walzer, sembra perciò destinata a diventare presto realtà: l’ultima grande occasione per risolvere la guerra civile e far cessare le violenze di ambo le parti.

(fm)

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