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Mavi Marmara: la Corte Penale Internazionale apre un procedimento

L’Unione delle Comore ha investito la Corte Penale Internazionale di occuparsi dell’incidente del Mavi Marmara. Questo è stato possibile perché una delle unità coinvolte nell’assalto alla Freedom Flotilla era iscritta presso i loro registri navali: anche agli umanitari piacciono le bandiere ombra.

Lo statuto della CPI ha obbligato dunque la Corte ad aprire un procedimento, anche se per adesso è solo una indagine preliminare tesa a verificare se esiste una base giuridica su cui istruire il processo. Gli ostacoli eventuali saranno però solamente politici: le Comore hanno pieno titolo a ricorrere presso la CPI e l’ONU ha definito il Blocco Navale a Gaza «una negazione dei diritti umani di base in violazione della legge internazionale».

Lo studio legale che segue l’incartamento, che ha sede ad Istanbul essendo più che evidente che dietro alle Comore vi sia in realtà la Turchia, sostiene che il crimine è come se fosse stato commesso in territorio dell’Unione. Evento, quest'ultimo, che renderebbe competente il tribunale anche contro un paese che non vi aderisce, avendo Israele ritirato la firma dal trattato istitutivo proprio per evitare di dover rispondere a certe accuse.

La Corte non aveva, infatti, agito fino ad ora per mancanza di giurisdizione sul territorio palestinese, ma essa ne ha verso chiunque qualora investita del caso dal Consiglio di Sicurezza o se il crimine avviene in uno Stato membro, come rivendicano ora le Comore. Essendo l’abbordaggio avvenuto in acque internazionali appare pertanto difficile trovare un appiglio giuridico che possa negare la competenza territoriale del ricorrente. Altro sarebbe, ovviamente, se invece l’azione fosse avvenuta all’interno delle acque territoriali israeliane, ma Tel Aviv si ostina a tenere il blocco in acque internazionali, in aperta violazione della Convenzione di Montego Bay: testardaggine che potrebbe condurla a rispondere dell’atto di pirateria di fronte ad un tribunale terzo.

Una piccola rivincita per Erdogan, in un momento di particolare difficoltà, che arriva dopo che sembrava avesse accettato le scuse del governo israeliano, ma nella telefonata fattagli da Netanyahu questi si scusava per «ogni errore che avesse portato a perdita di vite umane»: adesso il CPI è chiamato a indagare non sugli errori, ma su un crimine deliberato. 

Ferdinando Menconi

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