Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Crashdiet – 16 maggio 2013 – Ciampino (Rm), Orion Club

Sarà forse per il freddo. O per il poco sole. O magari per la miriade di “sventole” bionde che ti occhieggiano per strada.

Sia quel che sia, una cosa è certa: la Scandinavia è sempre pronta a bruciare. A partire dall’inizio degli anni Ottanta in poi, nel triangolo Svezia-Finlandia-Norvegia sembra essere divampato un “sacro” (forse sarebbe più opportuno dire “pagano”, date le latitudini) fuoco che non ha più smesso di scoppiettare e che, anzi, con sorprendente vigoria continua a sputare lingue e scintille nel cielo del rock’n’roll.

In principio, fu una tra le più sfortunate band che la storia ricordi, i finnici Hanoi Rocks, che una serie di tragici e misteriosi eventi ha relegato al ruolo di “band di culto”, negandole un posto nell’olimpo musicale del periodo assolutamente strameritato (basti una celebre dichiarazione di Axl Rose: «Senza gli Hanoi Rocks, I Guns ‘n’ Roses non sarebbero mai esistiti»); poi dei conterranei Smack, altrettanto seminali e forse ancora più sfortunati, visto che il loro frontman e leader, Claude, venne a mancare proprio quando l’act finlandese muoveva i primi passi fuori dai patrii confini (anche in questo caso, un paio di chicche: i Nirvana, nel 1988, coverizzarono live la loro eccellente Run Rabbit Run, mentre moltissime persone a Los Angeles sono ancora oggi pronte a giurare che Axl Rose, sempre lui, abbia modellato il suo personaggio sulle movenze e gli ancheggiamenti dello sfortunato singer); quindi degli svedesi Shotgun Messiah e una pletora di rumorosi combos a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, fino ad arrivare ai goticodarkeggianti The 69 Eyes e, soprattutto, ai più recenti, ed eccellenti, Backyard Babies e The Hellacopters, capitanati dal “Dave Grohl europeo”, il geniale Nicke “Royale” Anderson.

In questa scia “valvolare” di decibel, sudore e morti più o meno violente si inseriscono col vento in poppa gli svedesi Crashdïet. Svedesi di Stoccolma e attivi dal 2000, sono considerati da molti la punta di diamante di quel genere a cavallo tra il glam, il punk e il metal che prende comunemente il nome di sleaze e che in Scandinavia sta vivendo una seconda stagione d’oro dopo quella degli anni Ottanta. Autori di un debut album- “bomba”, dal sintomatico titolo Rest in Sleaze, sono stati probabilmente coloro che hanno riacceso l’interesse da parte del mercato discografico per il genere, oltre che essere stata la prima band “stradaiola” a firmare per una major, la Universal nel 2004, dopo oltre 10 anni. Mötley Crue e Twisted Sister nel cuore e una sana abitudine a pestar duro sugli strumenti, i Crashdïet hanno letteralmente spopolato in patria, esibendosi davanti a un pubblico sempre più numeroso e raccogliendo consensi unanimi, tanto da far pensare ad una possibile next big sensation della musica rock europea.

Invece, come nella (purtroppo) migliore tradizione scandinava, proprio a pochi passi dal traguardo ecco la sciagura: il 20 gennaio del 2006, dopo un fortunato tour nelle principali città svedesi, il cantante-chitarrista, nonché fondatore della band, Dave Lepard viene ritrovato morto tra le mura di casa a soli 25 anni. Droga, depressione, suicidio. La “solita”, esiziale triade del rock’n’roll tramortisce la band svedese, che, sconvolta dalla perdita del leader e autore principale (suo il devastante riff di Knock’Em Down), sembra intenzionata a sciogliersi.

Per fortuna, invece, l’amore dei fan di tutto il mondo e la voglia di continuare riescono a prevalere, ricompattando Martin Sweet e gli altri due membri superstiti Peter London e Eric Young attorno al progetto. The Unattractive Revolution (2007) con H. Olliver Twisted e soprattutto il tellurico Generation Wild del 2010, con l’ingresso del mohicano biondocrinito Simon Cruz dietro al microfono, rilanciano definitivamente l’ensemble, facendolo sbarcare con successo anche al di fuori dei confini nazionali, con una tournée negli Stati Uniti che è stata un successo di pubblico e critica e con una prima posizione nelle charts hard rock svedesi che è stata il meritato riconoscimento alla loro indefessa dedizione.

Da qualche mese, i Crashdïet hanno licenziato la loro nuova release The Savage Playground, che, come indica il titolo (la cui traduzione potrebbe essere “il crudele parco giochi”), farà divertire i loro fan consolidati grazie a un sound massiccio ma anche sapientemente curato, e che, con ogni probabilità, potrà avvicinare allo sleaze nuovi adepti, grazie a pezzi come Cocaine Cowboys  o Circus, in grado di pareggiare i fasti adrenalinici del full-lenght d’esordio e di proiettarli in un futuro ricco di soddisfazione.

Per tutti gli appassionati del rock più selvaggio, l’appuntamento è stasera all’Orion Club di Ciampino, in viale J.F. Kennedy 52, in una tappa romana del loro tour che si prospetta fragorosa e bollente.

C’mon boyz ‘n’ dolls, kickstart your hearts!

Domenico “John P.I.L.” Paris

Rassegna stampa di ieri (15/05/2013)

Meno middle class, più poveri e ricchi più ricchi: il conto diseguale della crisi