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Lavrov e le forniture belliche russe alla Siria

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si dice sorpreso dal can can mediatico occidentale scatenato dalle forniture belliche del suo Paese alla Siria, in quanto si tratta di contratti vecchi, alcuni dei quali risalenti all’era sovietica e stipulati nel rispetto delle leggi internazionali sugli armamenti, nonché di quella russa, che è fra le più restrittive.

Lavrov respinge soprattutto l’accusa che tali attrezzature potrebbero arrecare un vantaggio indebito al dittatore e il suo ragionamento non fa una piega: le ultime cessioni sono sistemi missilistici che non hanno alcun impatto negli scontri terrestri in corso. Eppure, il ministro dovrebbe capire che è proprio la vendita di sistemi antiaerei a dar fastidio. Non solo renderebbero difficilmente implementabile una No fly zone unilaterale, ma permetterebbero ai siriani di rintuzzare gli atti di guerra delle aviazioni di paesi troppo amici degli USA. Non solo. Le forniture russe comprendono anche sistemi missilistici antinave e antimissile, esattamente quanto servirebbe a contrastare aggressioni straniere, anche se completamente inutili nei combattimenti che oppongono ribelli e lealisti.

Lo sdegno della stampa, abilmente orchestrato, non riguarda, quindi, la difficoltà che le armi russe creerebbero ai ribelli, ma l’ostacolo agli interessi statunitensi e degli altri paesi che vorrebbero avere mano libera in Siria: magari con sporadici attacchi aerei, e tanto per destabilizzare un altro po’ una situazione già abbastanza esplosiva.

(fm)

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