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Cesare Basile – Roma, 2 maggio 2013 – Circolo degli Artisti

Un periplo di cui non si conosce la meta ultima né le fermate intermedie, ma che ha nella certezza della stazione d’origine e dell’eterno ritorno ad essa la sua caratteristica sostanziante.

Può essere questo un modo di approcciare al senso del viaggio intrapreso da Cesare Basile oltre un quarto di secolo fa. Catania-Roma-Europa e ancora Catania. Berlino-Milano-Europa e ancora Catania. «Questa terra è la mia terra»… verrebbe da parafrasare il titolo delle celebre autobiografia di Woody Guthrie (che, in realtà, si intitola This land is your Land): tra l’altro uno dei suoi capisaldi musicali (e forse anche ideologici, ad ascoltare certe liriche) nonché “protagonista” di Lettera di Woodie Guthrie al giudice Thayer, uno degli estratti più significativi della sua ultima fatica discografica.

In realtà il discorso è molto più complesso. Perché la Sicilia dell’ex Kim Squad e Quartered Shadows è un posto ben diverso da quello che certi stereotipi di pensiero ci hanno abituato a immaginare. E conferma, se mai ci fosse bisogno di ribadire per l’ennesima volta questo concetto, che l’isola in questione è con ogni probabilità la regione che più e meglio di tutte ha contribuito all’internazionalizzazione culturale del nostro Paese negli ultimi duecento anni. Una Sicilia intesa come “posto di confine”, come crocevia e punto di incontro nel quale i generi musicali, dai più avanguardistici ai più tradizionali, si danno appuntamento per ricreare una nuova unità e, soprattutto, per tracciare nuove linee guida da esportare nel continente.

D’altronde, in ambito rock e autoriale, i fatti parlano chiaro: Franco Battiato, Denovo, Uzeda, Carmen Consoli, Catacomb (poi Novembre), solo per citare i primi che vengono in mente… a Catania ha sede una delle “scene” più creative e variegate che l’Italia ricordi negli ultimi trent’anni. E di questa scena Cesare Basile è tra i portabandiera illustri, con una carriera alle spalle lunga e piena di incontri, nella quale il rock ha sedotto la canzone d’autore, il blues – quello del Delta, quello vero, nero –  se ne è andato a passeggio con il folk, l’inglese si è alternato con l’italiano e ha poi fatto l’amore con il siciliano, concedendo al suo talento lirico di significare in assoluta libertà redattrice tutto ciò che, come avrebbe detto quel famoso poeta, “gli dittava dentro”. Senza contare le collaborazioni-amicizie, sempre felici, sempre fruttifere, con alcuni dei personaggi chiave dell’intellighenzia rock-autoriale nostrana e internazionale: Hugo Race (all’ultimo concerto romano del quale Basile era tra i pochi, fortunati spettatori), John Bonnair (ex Dead Can Dance), Emidio Clementi, John Parish, Stef Kamil Carlens e Manuel Agnelli.

Insomma, un pedigree musicale di assoluto livello al quale vanno aggiunti una voce calda e nello stesso tempo graffiante come poche, nonché un’abilità multistrumentistica sorprendente (chi scrive ha avuto modo di apprezzarne la “valentia batteristica” in una bella esibizione del supergruppo Songs with other strangers di qualche anno fa rimanendone incantato). A completare il personaggio, una penna incisiva, con la quale raccontare storie d’amore, odio e follia sicilianissime e universali (nel 2012 ha pubblicato tra l’altro il romanzo breve Nero e Immobile) e la promozione dell’Arsenale-Federazione Siciliana delle Arti e della Musica, un collettivo di artisti che ha ridato vigore al Teatro Coppola di Catania, uno dei luoghi per eccellenza della cultura siciliana.

Che dite, giovanotti, in particolare voi che non lo conoscete, tutto questo può bastare a solleticare la vostra curiosità o no?

Oggi, al Circolo degli Artisti, la tappa romana di supporto alla sua nuova, omonima release, con una band d’eccezione che vedrà al piano (e alla voce, of course) Manuel Agnelli, al violino Rodrigo D’Erasmo e ai fiati Enrico Gabrielli dei Calibro 35.

E il biglietto d’ingresso costa appena 8 euri, neanche tre Tennent’s…

Dai, che un giro ve lo fate!

Domenico “John P.I.L.” Paris

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