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Siria. Obama “usa” le armi chimiche contro Assad

Il presidente degli Stati Uniti ha, per l’ennesima volta, gettato sul tappeto l’impiego di armi chimiche da parte del regime di Assad per preparasi all’azione bellica, ma il suo “uso” delle armi di distruzione di massa, attraverso quelle di “distrazione”, funziona solo nei titoli dei lanci di agenzia o dei giornali. Come ci si addentra nel corpo dell’articolo, per quanto mainstream possa essere, il tentativo di Obama fa acqua da tutte le parti.

Da un lato, infatti, egli dichiara che «le armi chimiche in Siria sono state impiegate», ma non è ancora in grado di dire «quando, da chi e dove»: cioè, complimenti alla CIA, non sa nulla e probabilmente non vuole neppure sapere. Tuttavia, dà per scontato che l’escalation di violenza sia tutta imputabile ad Assad e quindi la prova dell’uso delle armi chimiche comporterebbe un cambio di atteggiamento da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale. Ovverosia: intervento armato, ma solo contro Assad.

Il nocciolo della contraddizione USA è che la chimica (ma meglio sarebbe chiamarla alchimia) scatenerebbe l’intervento solo contro l’odioso regime, mentre nulla avverrebbe se ad impiegarla fossero stati i ribelli, come tutti gli indizi, allo stato attuale delle conoscenze e anche per chi non dispone di servizi segreti, fanno pensare che sia avvenuto a Saraqib e Aleppo. Certo non vi sono prove che anche il regime non sia mai ricorso a simili strumenti, ma ve ne sono ancor meno che la abbia fatto.

È vero che l’uso, specie se contro civili, dell’arma chimica cambierebbe le «regole del gioco», ma lo stesso dovrebbe valere se i colpevoli fossero i ribelli, contro i quali, quindi, dovrebbe scatenarsi l’ira della comunità internazionale. Invece, anche se non sa nulla di preciso, Obama non vede l’ora di armare proprio i principali sospettati: evidentemente, per gli insorti è lecito usare armi di distruzione di massa.

Il Presidente USA andrebbe richiamato alla coerenza. Egregio Barack, accettiamo il tuo “umanitario” appello alla guerra, ma a patto che sia contro chiunque abbia usato la chimica: Assad o i ribelli. Un gesto infame è infame in sé, non a seconda di chi l’abbia perpetrato. E se è talmente immondo che il colpevole deve essere spazzato via, bene: prepariamoci a schiacciare i ribelli, se necessario, perché questa è la tua tesi coerentemente interpretata.

Più difficile, invece, sarebbe decidere il da farsi se entrambi i belligeranti avessero compiuto questo tipo di abusi. Una soluzione, tuttavia, ci sarebbe: abbandonare la dottrina Obama, così simile a quella Bush, e sostenere gli sforzi dell’ONU per un accordo negoziato. Come fanno i russi, ad esempio.

(fm)

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