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DISOCCUPAZIONE: GRANDE ANGOSCIA, AI PIANI ALTI

Sempre loro, da Napolitano in giù, e sempre lì. Totalmente incapaci di farci uscire dalla crisi, ma altrettanto determinati a non farsi da parte. Stranissimo caso di condottieri, o presunti tali, che si autocelebrano in ogni caso: sia quando vincono, sia quando perdono. Con l’unica accortezza, e nemmeno sempre, di cambiare i toni del monologo.

L’ultima tendenza è il pubblico rammarico, che è la variante “dark” delle promesse preelettorali. Nei tempi di vacche grasse si facevano belli a declamare i risultati raggiunti e a prospettare i traguardi futuri, di cui (sottinteso) sono i principali artefici. Nei tempi bui, che naturalmente non possono essere addebitati a loro ma dipendono da complicatissime e ineluttabili vicende internazionali, continuano a farsi belli mostrando/esibendo le proprie preoccupazioni.

Solidarietà a costo zero. Se va bene gliene verrà un ritorno in termini di popolarità, se va male non rischiano nulla. Almeno per ora. Almeno fino a quando la massima parte dei cittadini-clienti-sudditi si ostinerà a legittimarli col voto, nonché nei mille altri modi con cui i governati si sottomettono di buon grado ai governanti. Per indole, prima ancora che per calcolo.

Ma veniamo al dettaglio, rimanendo nei limiti della stretta attualità. Napolitano commemora la scomparsa di Massimo D’Antona, ucciso quattordici anni fa dalle “Nuove Brigate Rosse”, e lamenta il persistere di «una crisi angosciante e drammatica, che impone alle Istituzioni, alle forze sociali e alle imprese la messa in atto di efficaci soluzioni per rilanciare l'occupazione e lo sviluppo economico e sociale del Paese».

Enrico Letta si concede «una lunga e cordiale conversazione telefonica con il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama» e, come dubitarne, ne viene fuori una piena e totale consonanza. Che, proseguendo nel testo del comunicato diramato da Palazzo Chigi, viene così descritta: Obama «nel ribadire il fortissimo legame esistente tra i due Paesi, ha inteso confermare di persona i rallegramenti per la formazione del nuovo esecutivo già espressi il giorno del giuramento»; a sua volta, «il Presidente del Consiglio ha indicato le priorità del governo relativamente all'agenda di riforme politiche ed economiche, con particolare riguardo alle linee che egli esporrà in occasione dei Consigli Europei del 22 maggio e di fine giugno»; conclusione: «Il Presidente Obama si è detto pienamente d'accordo circa l'esigenza di prestare attenzione prioritaria alle politiche volte a fronteggiare la disoccupazione giovanile».

Un classico esempio di salamelecco incrociato, per un verso, e di finta competenza, per l’altro. Roba da scatenare l’indignazione generale, e che invece viene ammannita con malcelato compiacimento. Se dopo cinque anni di crisi – e con una nuova bolla speculativa che si va gonfiando rapidamente ma che è assente dal dibattito politico e giornalistico, nonostante Il Sole 24 Ore la stia stigmatizzando a più riprese e con dovizia di particolari – hanno da dire solo questo, ossia che USA e Italia concordano «circa l'esigenza di prestare attenzione prioritaria alle politiche volte a fronteggiare la disoccupazione giovanile», dovrebbero andare a nascondersi. Riconoscendo, finalmente, la cruda realtà: in effetti non hanno mezza idea su come uscire dal pantano, nel senso di un rilancio stabile dell’economia produttiva e, quindi, dell’occupazione e dei consumi.

L’unica cosa che sanno è che devono trovare dei palliativi, in modo da mascherare tanto la natura strutturale dell’impasse quando i danni irreversibili connessi al drastico riassetto sociale che stanno imponendo all’Europa. Il paradosso, che ai più sembra sfuggire ancora, è che quel po’ di ansia che provano per sé stessi, a causa del crescere del malcontento e della sua eventuale esplosione in forme di rivolta, li facilità nel mostrarsi angosciati per le sorti altrui.

Metodo Actors Studio: pensi a qualcosa che ha fatto o che fa soffrire te (i cazzi tuoi, in pratica) e lo trasformi in pura recitazione. Al pubblico, si sa, piace un sacco identificarsi in quello che passa sullo schermo.

Federico Zamboni

Rassegna stampa di ieri (20/05/2013)

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