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Disoccupazione: l'Europa rimanda

Se ne riparla a luglio. Forse. Si potrebbero chiudere così le note di cronaca in merito all'incontro di ieri tra i vari leader europei con, a tema principale, quello della disoccupazione in Europa. 

Le roboanti articolesse che parlano di un Enrico Letta agguerritissimo, sul tema, con una pletora di altri premier europei a tenergli bordone sullo stesso argomento per l'evidente situazione disastrosa europea, sottolineano in realtà unicamente il fatto che di questo argomento si sia parlato. Ma tacciono, o riportano in secondo piano, che alla fine, l'unico passo avanti - che per noi non è affatto tale - risiede unicamente nella accettazione di Angela Merkel di organizzare e presiedere un summit specifico sul lavoro. A fine luglio, appunto.

Da qui ad allora, pertanto, il nulla di nulla: la "generazione perduta" può attendere. E attenderà ancora molto, presumibilmente, perché con tutta probabilità, se questo summit effettivamente si terrà, il che resta da vedere, non si potrà fare altro che stilare una carta di buoni propositi o poco più. Da rimandare, naturalmente, a dopo l'Estate. Cioè a dopo le elezioni politiche tedesche. Cioè, ancora più chiaramente, a fine anno. E insomma, sine die. 

Sembrerebbe dunque che l'Europa si stia affannando per risolvere il problema. La realtà è invece differente. Scrive il Der Spiegel: 

Dalle capitali europee sono arrivate grandi promesse, ma finora nessun fatto concreto. A febbraio il Consiglio europeo ha approvato lo stanziamento di altri sei miliardi di euro per combattere la disoccupazione giovanile entro il 2020. Ma poiché gli stati membri stanno ancora discutendo su come spendere i soldi, il pacchetto non potrà essere allocato prima del 2014.

Appunto. Ma ancora:

Altrettanto confusa è una recente iniziativa franco-tedesca: Berlino e Parigi vogliono incoraggiare i datori di lavoro dell’Europa meridionale ad assumere e formare i giovani fornendo loro prestiti tramite la Banca europea di investimento (Bei). Il progetto dovrebbe essere svelato alla fine di maggio. La ministra del lavoro tedesca Ursula von der Leyen ne è una dei più strenui sostenitori.

Gli sforzi tedeschi si sono limitati all’assunzione di lavoratori qualificati provenienti da Grecia, Spagna e Portogallo. Adesso però i politici stanno iniziando a rendersi conto che un alto tasso di disoccupazione ad Atene e Madrid costituisce un pericolo per la democrazia e potrebbe rappresentare la fine per la zona euro. Per riconoscere il problema serve una certa maturità. “Ci occorre un programma che cancelli la disoccupazione giovanile nell’Europa meridionale. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha fallito”, dice l’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt, oggi 94enne. “È uno scandalo senza precedenti”.

Anche secondo gli economisti è ora che l’Europa faccia qualcosa. “Le prospettive a lungo termine dei giovani dei paesi in crisi sono estremamente nere. Questo aumenta il rischio di radicalizzazione di un’intera generazione”, avverte Joachim Möller, direttore dell’Istituto tedesco per la ricerca sull’occupazione, un think tank che si occupa di mercato del lavoro.

Come si vede, l'asse sul quale ci si sta muovendo, anche in tema occupazione, è quello di far accedere aziende e piccoli imprenditori ad altri prestiti, ad altri tipi di "aiuti". I quali ovviamente hanno un costo e soprattutto un rischio, coperto, come è facile immaginare, da ipoteche di vario tipo da far digerire a chi proverà ad accedervi. È, in altre parole, una soluzione simile a quella utilizzata sino a ora per "aiutare" i vari Paesi europei. E i risultati di tali mezzi sono sotto gli occhi di tutti.

Sintesi: quando si inizia a parlare di "radicalizzazione di un'intera generazione", ciò significa che anche in Europa si comincia a far trapelare un tema non più occultabile dalle cronache. Solo nel nostro Paese, come abbiamo visto ieri, è record per i giovani che non studiano e non lavorano. E considerando i tempi siderali di eventuali decisione europee, oltre alla direzione che pare tali decisioni possano prendere, non è difficile prospettare un futuro nero. Come il presente che abbiamo descritto ieri qui: "I nuovi schiavi" 

Sfogarsi humanum est. Disperarsi diabolicum

IL GOVERNO LETTA NEL QUADRO GLOBALE