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UE: ok alle armi per i ribelli siriani

L’Unione Europea ha dimostrato ancora una volta di non avere una politica estera comune, ma è noto che si è ridotta da tempo ad essere solo un regime bancario che ha tradito tutti i sogni dei suoi padri fondatori: nonostante le posizioni diverse dei suoi Stati Membri, ha tolto l’embargo alle forniture di armi ai ribelli siriani. Opportunità bramata solo da Regno Unito e Francia, che ora si sono viste autorizzate a perseguire una politica autonoma rispetto al resto dell’Unione.

Aver tolto l'embargo va a minare de facto la Conferenza di pace Ginevra 2, voluta da Lavrov ed accettata da Kerry, nonostante l’ipocrito compromesso che non permetterà le forniture prima della citata conferenza: ma come si può pensare che l’atteggiamento ribelle sarà favorevole ad una soluzione negoziale, se il fallimento dei colloqui garantirà loro un afflusso indiscriminato di armamenti?

I primi segni si vedono già. Gli insorti non sono soddisfatti come dichiara Louay Safi, del Consiglio Nazionale Siriano: «Ben venga questo passo. Pensiamo che sia una mossa positiva, ma temiamo che tardare fino ad agosto prima di togliere l’embargo avrà effetti negativi sul tentativo di fermare l’aggressione e le uccisioni commesse dal regime. Vorremmo che la comunità internazionale agisse subito per fermare le uccisioni.»

Lo scoop di Le Monde, dove si afferma che il regime ha usato i gas, non deve essere stato alieno al mutamento di rotta, o meglio: all’implementazione della rotta desiderata da tempo, e questo anche se le prove ancora non ci sono e sono al vaglio delle autorità francesi. Si condanna l’uso dei gas, ma non ci si fa alcuno scrupolo ad armare coloro che le armi chimiche le hanno usate, almeno secondo molti più scoop giornalistici passati sotto silenzio.

La reazione russa è stata immediata, i sistemi antiaerei S300, la cui fornitura sembrava congelata, saranno consegnati regolarmente e Mosca li definisce, adesso, un fattore di stabilità nella gestione della crisi siriana. Il Cremlino, inoltre, rimarca che le sue forniture derivano da contratti precedenti alla crisi e non sono un nuovo flusso canalizzato ad alimentare la guerra: questo fa presagire che i russi sono pronti a comportarsi come gli anglofrancesi in tema di armamenti.

I missili non sono ancora in viaggio, ma Israele dichiara che se saranno inviati, adducendo di temere che finiscano in mano ad Hezbollah, saprà come reagire ed a quel punto la situazione potrebbe precipitare, come sono in molti a sperare senza immaginare fino a che punto si potrebbe arrivare. Le parole del capo del Foreign Office, William Hague - «Questa decisione ci dà la flessibilità nel futuro di rispondere a un rifiuto di negoziare del regime di Assad. Credo sia una buona linea, sono molto soddisfatto», sono quasi grottesche: chi fino ad ora è rifuggito dal negoziato sono stati gli insorti ed ora vengono date loro le armi per perseverare nel rifiuto.

Francia e Regno Unito sono riuscite a piegare alla loro volontà una Europa disunita e fondamentalmente contraria alla linea dura, come emerge dalle dichiarazioni di Titus Corlatean, ministro degli esteri rumeno: «La Romania non è interessata a trasferire armi in Siria. Siamo dalla parte degli Stati che pensano che bisogna fare tutto attraverso la via politica, con modalità politiche e diplomatiche per incoraggiare i negoziati e trovare la soluzione giusta». La Romania, però, come gli altri Stati che pensano che bisogna fare tutto attraverso la via politica, non ha fatto nulla, anzi non solo ha ribadito le sanzioni contro Assad, e questo, in effetti, appartiene alle modalità politiche e diplomatiche per incoraggiare i negoziati e trovare la soluzione giusta, ma ha dato il via libera ai falchi nella loro azione di sabotaggio alla Conferenza di pace.

Manca al momento la voce statunitense: non è chiaro se sia una azione pilotata da loro o se siano stati bypassati e rischiano di vedersi sostituiti come paese di riferimento per i ribelli. Anche se è una ipotesi improbabile, questa volta potrebbero non essere loro i principali fornitori di armi a quei terroristi, che a parole si dice di voler combattere. I soldi per le forniture, però, è chiaro da dove verranno: l’eroina dell’Afghanistan.

Ferdinando Menconi

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