Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Chi le canta al M5S? Quei gentlemen del PdL…

Detto in milanese – cioè alla Berlusconi, ma non alla Alfano (sempre che il giovane Angelino-in-carriera non abbia preso ripetizioni di dialetto meneghino per ingraziarsi, un po’ di più, il Sciur Parùn) – «che bauscia!». Ossia, «che palloni gonfiati!». Il riferimento, in blocco, è al PdL. E al suo quotidiano di riferimento, il Giornale. E a quant’altri, altrove, ne reggessero il gioco.

Ricordate? Negli ultimi mesi del 2012 erano, ragionevolmente, dati per morti: il Cavaliere era uscito malissimo dalla resa di un anno prima, quando si era dovuto rassegnare alle dimissioni per cedere il passo a Monti, e sembrava prossimo a una definitiva scomparsa dalla scena politica. I suoi seguaci, un po’ disorientati dal venir meno del Capo Supremo e un po’ inebriati dall’idea di affrancarsene e di ereditarne, finalmente, almeno una parte della ricchissima eredità elettorale, si accapigliavano sul da farsi. Chi voleva le Primarie e chi no. Chi inneggiava al cambiamento e chi si ostinava ad auspicare il Grande Ritorno del Leader. Una sequela di battibecchi imbarazzanti che era andata avanti a lungo, come in uno spettacolo mancato che si riduce a un’interminabile candid camera di ciò che accade dietro le quinte.

Alla fine, manco a dirlo, sui guittarelli litiganti si era abbattuto il diktat del mattatore-impresario. Piantatela di fare casino e tornate nei ranghi. Ghe pensi mi, pistola! Anche i non milanesi, Alfano in testa, avevano capito al volo. E tolti alcuni dissidenti, tra cui il pur stagionato La Russa e la pur smaliziata Meloni, i quali se n’erano andati a mettere su la propria compagnia di giro dal suggestivo nome di “Fratelli d’Italia” (sic), gli altri si erano prontamente allineati. Mica difficile, del resto: il motivetto lo sanno a memoria, Meno male che Silvio c’è, e per il canto in coro hanno un talento naturale. Nonché una comprovata esperienza. Detto in siciliano – ossia alla Alfano, ma anche un po’ alla Berlusconi, grazie alle istruttive frequentazioni con Dell’Utri – cu nasci tunnu nun po moriri quatratu.

Il seguito è ancora più noto. Prima si sono ringalluzziti per il recupero nelle Politiche di febbraio, dove in effetti erano arretrati enormemente rispetto al 2008 ma in cui avevano sfiorato il pareggio con la coalizione di centrosinistra, e adesso si sono rinfrancati per l’esito delle Comunali, dove pur avendo fatto abbastanza schifo hanno trovato una fonte di sommo gaudio nell’insuccesso del M5S. Quanto basta, unitamente al ritorno al governo benché in coabitazione coi rivali del Pd, per ritrovare la consueta sicumera. E mostrarsi, nei confronti di Grillo e del suo MoVimento, più spocchiosi che mai.

Leit motiv: noi sì che siamo professionisti, a differenza di quella manica di dilettanti. E giù a ironizzare – o più brutalmente a spargere merda – sulle schiere nemiche. Giù a sottolineare le contraddizioni. A stigmatizzare i difetti. A intimare chiarezza su tutto, a cominciare dagli introiti del blog di Grillo. Requisitorie non completamente infondate, ma con un piccolo vizio d’origine. L’identità, e i trascorsi, dei pubblici accusatori.

Grillo è un imbonitore? Sarà. Ma Berlusconi cos’è?

Vito Crimi non è un genio? Sarà. Ma Gasparri lo è?

Il M5S non brilla per democrazia interna? Sarà. Ma il PdL sì?

Come si dice, il bue che dà del cornuto all’asino. Con l’aggravante che quel bue ce l’abbiamo tra i piedi da vent’anni, e si è visto con quali risultati, mentre l’asino è appena arrivato. E a tratti, almeno a tratti, assomiglia a un cavallo. Se non proprio a un purosangue.

Federico Zamboni

Problemi mondiali, soluzioni locali. Non può funzionare

L’EURO SOSTITUITO DAL DOLLARO ?