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Balcani: assolti due “criminali di guerra” serbi

Sentenza a sorpresa del Tribunale dell'Aja per l'ex Jugoslavia, che ha assolto in primo grado Jovica Stanišić e Franko Simatović, accusati di essere stati il «canale di comunicazione» tra Milošević e le leadership dei serbi di Croazia e Bosnia. Il commento più indignato è della fondatrice del Centro per il diritto umanitario, Nataša Kandić, che si è detta «sbalordita dalla sentenza, che va contro verità considerate evidenti fino ad oggi».

Un commento vergognoso che riassume in sé tutti i pregiudizi e preconcetti sulla condotta serba della guerra, perché la sentenza smantella «verità considerate evidenti», ma che erano, invece, falsità che non hanno retto al vaglio di un processo, tenutosi, peraltro, presso un tribunale ostile agli imputati. Le “verità” sulla Serbia stanno, forse, per essere appurate e non corrisponderanno alla vulgata CNN e degli altri media embedded, che volevano i serbi come i soli criminali di guerra, colpevoli anche quando combattevano “secondo le regole” per la loro nazione, che stava venendo smantellata pezzo per pezzo mentre il loro popolo subiva pulizie etniche degne di quelle di cui veniva accusato.

Il tribunale ha stabilito che pur essendo innegabile che i due imputati abbiano organizzato, finanziato e addestrato “unità di sicurezza” serbe, attive durante il conflitto sia in Bosnia che in Croazia, il supporto fornito loro dai servizi di Belgrado sarebbe stato di natura “generale”, volto a garantire il controllo del territorio. Nulla di criminale quindi, se non si voglia considerare criminale combattere per la propria gente, ma questo non è più considerato tale da un tribunale che si sta avviando a giudicare secondo diritto e non secondo propaganda.

Quindi non c’è neppure da contestare la Kandić quando afferma che è «impossibile argomentare che le unità paramilitari serbe attive in Bosnia e Croazia siano state formate da “cani sciolti”, armatisi senza il supporto del governo serbo e dei servizi di sicurezza guidati da Jovica Stanišić», perché quello non è un crimine di guerra. Altrimenti i primi colpevoli sarebbero da individuare in coloro che si sono organizzati in unità paramilitari contro il governo in carica, iugoslavo prima e serbo poi.

La procura non è stata in grado di dimostrare che da parte degli imputati ci fosse volontà diretta a istigare i crimini commessi dalle unità che “operavano” nel contesto bellico. Neppure l'accusa di aver sostenuto le azioni criminali di unità paramilitari serbe, gli “Scorpioni” o le “Tigri” di Arkan, è stata dimostrata. Anzi, secondo la corte, Stanišić e Simatović intrattenevano con questi gruppi solo «deboli rapporti»: alla faccia delle «verità considerate evidenti».

La Corte pare abbia finalmente cessato di essere il tribunale politico dei vincitori. Al contrario, dunque, di quanto ha dichiarato ieri, ad Al Jazeera Balkans, Hatidža Mehmedović, presidente dell'associazione delle Madri di Srebrenica: «Nutrivamo grandi speranze nell'Aia ma, la corte si è trasformata in un tribunale politico, che libera chi ci ha aggredito e ha commesso un genocidio».

Anche i serbi hanno subito la pulizia etnica, anzi sono i soli ad subirla ancora ed essere stati definitivamente deportati dalle loro terre, come in Krajina: non potranno mai più rientrarvi e la loro nazione è stata definitivamente mutilata, ma adesso possono essere loro a nutrire “speranze nell’Aia”.

C’è da sperare anche, ma questo non dipende dal tribunale, che emergano altre “verità evidenti” che si vogliono interrare: cioè il fatto che dalle terre liberatesi dai serbi, in alcune delle quali ci si sta liberando anche degli ex alleati croati, proviene uno dei maggiori afflussi di mercenari islamici dell’oppio a sostegno della politica mediorientale dell’asse Ankara-Riad.

Ferdinando Menconi

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