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Siria. Un referendum che fermerà la pace?

In un’intervista rilasciata a una televisione vicina al movimento sciita libanese Hezbollah, Assad ha posto un possibile ostacolo al processo di pace dichiarando: «Qualsiasi accordo raggiunto, dentro o fuori la Siria dovrebbe essere sottoposto all’opinione del popolo siriano e a un referendum. Questa è l’unica condizione che poniamo. Tutto il resto è inutile e questo è il motivo per cui andremo alla conferenza di Ginevra con tranquillità».

Da una parte potrebbe apparire una condizione logica e democratica: la decisione finale spetta al popolo, un popolo, però, cui Assad non ha dato molto ascolto, né concesso alcun potere durante il suo regime, e questo rende legittimi i dubbi dei ribelli espressi per voce di per voce di Ahmed Kamal: «È uno scherzo. Non c‘è libertà in Siria e non vi è sicurezza. È impossibile vivere in Siria, come possiamo tenere un referendum sotto un regime dittatoriale e in guerra?».

La democrazia formale non necessariamente corrisponde a quella reale, non basta poter votare per essere liberi, neppur poter votare liberamente, e che questo “liberamente” possa verificarsi in un referendum siriano con il territorio sotto il controllo di Assad è decisamente dubbio. Per avere un referendum che rispecchi la reale volontà del popolo sarebbe necessario un tale dispiegamento di osservatori stranieri e di forze di garanzia terze, che la sovranità di Assad sarebbe fortemente minata, se non cancellata, a prescindere dal risultato della consultazione.

Difficilmente il dittatore potrà accettare ciò e quindi le votazioni potrebbero facilmente, e anche legittimamente, essere contestate dai ribelli, ma anche se lo facesse i problemi logistici in un paese in stato di guerra civile sarebbero insormontabili.

Tuttavia, come la proposta Assad è ineccepibile da un punto di vista formale, ma nasconde un grave vizio di fondo, altrettanto può dirsi per l’obiezione degli insorti: se è vero che difficilmente la consultazione potrebbe essere regolare, la vera paura del Consiglio Nazionale non è in questo, ma nell’eventualità che i risultati, anche quando regolari, potrebbero essere sfavorevoli ai ribelli e soprattutto a quelle frange, fondamentaliste ed eterodirette, che sanno di poter raggiungere il potere solo con le armi e contro la volontà popolare.

Questo di Assad, dunque, è un abile tentativo di potersi presentare a Ginevra nella speranza che nulla cambi, ma è facilmente rintuzzabile ed egli deve rassegnarsi a passare la mano. L’unico dubbio è a chi e come dovrà cedere il potere: più che di un referendum di fasulla democrazia formale i siriani hanno bisogno di libertà e di autodeterminazione reale.

(fm)

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