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Kurdistan. Un violento cessate il fuoco

Lo storico avvio del ritiro dei miliziani del Pkk, verso le loro basi del nord dell’Iraq, è stato salutato dai nazionalisti curdi con un fitto lancio di molotov verso le forze dell’ordine nella città di Cizre, nel Sud-Est della Turchia. L’accordo per il cessate il fuoco, raggiunto dopo lunghi negoziati con il leader carismatico dell’indipendentismo, Abdullah Ocalan, dovrebbe aprire a trattative fra il governo e i rappresentanti dell’importante etnia curda, ma forse non ha soddisfatto pienamente i diretti interessati.

Stando, invece, a quanto viene riportato dalla stampa e dalle agenzie, l’annunciato ritiro dei circa duemila miliziani sarebbe stato accolto dalla stragrande maggioranza della popolazione con sollievo, anche se gli scontri dimostrerebbero il contrario e alcune frasi riportate dai media, quali «Siamo davvero speranzosi per questo processo di pace. Non ne possiamo più, non vogliamo vedere nemmeno un morto in più. Turchi e curdi sono fratelli, siamo uguali», suonano strane, sia se messe in bocca a un turco sia, soprattutto, a un curdo.

Il primo effetto del ritiro è stato concedere la possibilità a molti cittadini di etnia curda di poter tornare nei loro villaggi di origine, dopo esserne stati scacciati a causa del conflitto fra forze armate turche e indipendentisti del PKK: una guerra di liberazione che negli ultimi 30 anni ha causato ben 40mila vittime.

Solo il tempo e lo sviluppo dei negoziati potranno dire se vi sia una reale volontà del governo di Ankara di riconoscere pieni diritti e sostanziali autonomie all’etnia curda o se si tratti di una manovra contingente, dovuta al riprendere delle spinte centrifughe: fra Siria e Iraq, infatti, rischia di crearsi quel primo nucleo di focolare nazionale su cui i curdi potrebbero far nascere lo stato sovrano che è stato loro sempre negato da turchi, siriani, iracheni e iraniani.

(fm)

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