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Immigrazione in Germania: altro che "effetto positivo"

Illustrazione di "Vinegars""Immigrazione a livello record per il 2012": questo il titolo di un articolo pubblicato sul Frankfurter Allgmeine Zeitung. E ovviamente ci si riferisce alla Germania. In termini percentuali fa impressione, visto che si tratta di una rilevazione su un singolo anno: +13%. In termini numerici, il dato è ancora più chiaro: quasi un milione di persone. 

Secondo l'ufficio federale di statistica la maggior parte degli immigrati arriva dalla Polonia, dalla Romania e dalla Bulgaria. Secondo le autorità si tratta di un dato positivo: “Il flusso rappresenta una grande occasione per tutti, perché la nuova ondata di immigrazione è più giovane e qualificata”, ha dichiarato il ministro del lavoro tedesco Ursula von der Leyen. 

E nonostante questo, decine di migliaia di posti di lavoro, in Germania, appaiono ancora vacanti. Si tratta di capire, evidentemente, di quali posti di lavoro si parli. Al primo posto, infatti, si "cercano" persone per lavorare nel settore dell'assistenza. Dunque giovinezza e qualificazione, di cui parla il ministro del lavoro, passano evidentemente in secondo piano. Il punto è quante "braccia" e per fare cosa.

Il motivo è chiaro: siccome il welfare in Germania sono già anni che è stato abbattuto pesantemente, e siccome i mini jobs attuali non appaiono affatto in grado di rappresentare ciò che sino a un decennio addietro, in Europa, si poteva chiamare come un "vero lavoro", aumentano le necessità di assistenza. E ancora di più aumenteranno in un futuro non troppo lontano. Quando, cioè, arriveranno all'incasso le magre pensioni che i lavoratori tedeschi stanno accumulando un questi anni.

I Paesi dell'Europa centrale colpiti dalla crisi sono quelli maggiormente implicati nel fenomeno.

Il quotidiano El Pais fornisce numeri e provenienza:

oggi il grosso degli immigrati viene dall’Europa dell’est, ma l’aumento più marcato riguarda gli stati più colpiti dalla crisi dell’euro come la Spagna (31.145 lavoratori nel 2012), la Grecia (34.109) o il Portogallo (11.762). […] I principali paesi di provenienza degli immigrati Ue sono la Polonia (176mila), la Romania (116mila) e la Bulgaria (59mila). 

Per quanto attiene all'Italia, il dato rilevato si attesta, al momento, a circa 42 mila unità. 

Secondo Il Manifesto: 

per la Germania è un vantaggio: la demografia del paese è declinante e il paese ha bisogno di forze nuove. Mentre per i paesi del sud l'operazione è in perdita, visto che sono stati spesi i soldi per la formazione dei giovani, e i nuovi immigrati sono per lo più giovani laureati.

Il ragionamento fila solo fino a un certo punto, a nostro avviso: perché se da una parte è vero che la demografia è declinante come in tutta Europa, non è affatto sicuro che per la Germania questo fenomeno dell'immigrazione sia poi così positivo.

Anche senza prendere alla lettera le pur giuste considerazione di Ida Magli nel suo ultimo libro Dopo l'Occidente, edito da Bur, in cui si sostiene che il calo demografico porterà la conseguente islamizzazione dell'Europa intera, è sul medio termine che i conti, per i tedeschi, potrebbero non tornare.

Come nella più classica delle ripetizioni storiche di eventi già avvenuti altrove, al momento in Germania sono ben accolti lavoratori a basso costo e a bassa competenza, vista l'offerta, alta numericamente ma dai salari bassissimi. Ma è probabile che la seconda ondata migratoria, quella che, fatalmente, andrà a pretendere ben diverse occupazioni e diritti, aprirà i classici problemi già sperimentati altrove.

Seconda considerazione: oggi ci si rifugia praticamente solo in Germania, in cerca di lavoro, come se gli altri Paesi europei fossero ormai considerati terreno non più fertile in tal senso. Se da un lato la cosa può imprimere un rallentamento del fenomeno immigratorio complessivo, dunque, e soprattutto per i Paesi bagnati dal Mediterraneo e vicini alle coste della provenienza africana, il fatto di poter "offrire ospitalità", da parte della Germania, è comunque una situazione a termine. Da un lato la domanda di immigrazione crescerà, e crescerà sempre di più in concomitanza della decrescita di quella degli altri Paesi sempre più in crisi. Dall'altro lato, tale domanda, è destinata, o prima o poi, a innescare i tipici problemi di lotta tra autoctoni e allogeni.

Non è escluso che la Germania stia rappresentando, al momento, il cavallo di troia di una nuova e più imponente situazione di immigrazione incontrollabile.

Il giornale on-line francese Mediapart, infatti, sottolinea che:

per accedere al nuovo Eldorado sono necessari alcuni sforzi. […] Oltre alla padronanza della lingua, indispensabile per ottenere un impiego qualificato, altri ostacoli limitano le assunzioni […], come il mancato riconoscimento di alcuni diplomi, la reticenza di molti datori di lavoro ad assumere stranieri e le barriere amministrative per i lavori meno qualificati. La realtà può rivelarsi ingannevole, e molti laureati provenienti dall’Europa del sud devono accontentarsi di impieghi precari a tempo determinato che non corrispondono alla loro qualifica.

Appunto.

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