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Parco Gezi: bloccato il referendum di Erdogan

Il Premier turco tuona ultimatum, ma si ritrova costretto a incontrare, finalmente, dei veri rappresentanti della protesta, dopo l’incontro farsa con la selezione dei manifestanti farlcocchi organizzata dai servizi segreti turchi. L’ultimo sberleffo, però, arriva dal referendum da lui graziosamente concesso.

La consultazione popolare sul Parco Gezi non si terrà, ma non perché è l’aspirante Raìs a rifiutarlo, bensì perché il ricorso alla magistratura ha bloccato le operazioni di cementificazione: il parco non si tocca per volontà dei tribunali turchi. Le manovre di ritirata, per non intaccare ulteriormente l’immagine di Erdogan, sono affidate al vicepremier Huseyin Celik: «Non faremo altri passi finché non sarà finito il procedimento giudiziario. Anche se la sentenza darà il via libera al progetto, il governo indirà un referendum per sapere cosa vogliono i residenti».

Coda fra le gambe quindi, nonostante i roboanti ultimatum, ma la polizia continua le cariche ed i manifestanti ballano il tango, quasi volessero celebrare così il compleanno “ufficiale” di Che Guevara (Il Che risulta fosse in realtà nato un mese prima della sua iscrizione all’anagrafe, che fu posticipata per nascondere che il suo concepimento era avvenuto prima del matrimonio). Il commento migliore alle concessioni di Erdogan lo fa una delle manifestanti di piazza Taksim: «Siamo qui e aspettiamo. Abbiamo diverse richieste. Abbiamo amici che sono ancora in carcere. Ci sono persone che hanno perso la vita. Se ci avessero dato prima notizie positive, non saremmo arrivati a questo punto».

Il Premier deve sbrigarsi a risolvere la situazione: gli amici statunitensi potrebbero aver presto bisogno di lui per l’invasione della Siria, dove hanno deciso che Assad ha usato il gas Sarin. Il povero Erdogan, invece, non ha che i lacrimogeni per disfarsi dei suoi ribelli, ma l’escalation è dietro l’angolo, in entrambi i paesi.

(fm)

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