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Turchia: il silenzio dell’esercito

Erdogan usa la mano pesante con i “terroristi” di piazza Taksim, così da riaccendere la rivolta anche in altre piazze, e convoca al sua adunata oceanica, ma nel confronto fra Premier e insorti c’è un grande assente: l’esercito.

È vero che l’AKP ha svolto un’operazione capillare per togliere potere ai militari, che da sempre erano stati i guardiani della laicità turca, anche a costo di spazzare periodicamente via la democrazia, ma è proprio il loro silenzio a far pensare che l’operazione non abbia debellato completamente la minaccia. Se Erdogan avesse avuto il pieno controllo dell’esercito questo si sarebbe già pronunciato contro i “terroristi” e avrebbe potuto essere impiegato contro di loro, visto che le forze armate turche non si sono mai tirate indietro quando si trattava di reprimere le istanze democratiche.

Il numero indecente di arresti e la repressione di ogni tipo di informazione alternativa sono, infatti, un chiaro segnale di deriva autoritaria del Premier, eppure l’esercito è chiuso in un silenzio che dovrebbe preoccupare tutti, anche se probabilmente più Erdogan che i manifestanti. L’inazione delle forze armate sta venendo sottovalutata, se non addirittura ignorata, da tutti i commentatori, mentre andrebbe accuratamente analizzata.

È l’esercito deciso a stare fuori dalla questione e restare fedele al governo, forse perché ormai reso innocuo, oppure aspetta il momento buono per scendere pesantemente in campo? Nel secondo caso l’occasione potrebbe essere data se le due piazze, quella laica e quella di Erdogan, si scontrassero.

Fino ad ora Erdogan si è limitato a convocare una adunata oceanica, ma ha fatto accuratamente in modo che questa non entrasse in contatto con i “terroristi”, come ormai definisce tutti coloro che esprimono dissenso dalla sua linea di potere, compresi i sindacati che osassero scioperare, così come non vi sono stati scontri fra opposte fazioni anche nella altre città della Turchia dove l’opposizione è scesa nelle strade. Tuttavia se cominciassero scontri di piazza, e magari gravi, l’esercito potrebbe considerare che non solo il Governo non è più in grado di assicurare l’ordine pubblico, ma che addirittura fomenti gli scontri, e decidere quindi di intervenire pesantemente per garantire “ordine e democrazia”.

Se questa ipotesi si verificasse ci troveremmo di fronte a un’altra guerra civile in Medio Oriente, e forse è proprio questo che finora ha trattenuto i vertici dell’esercito turco, ma se la situazione degenerasse in maniera autonoma è difficile pensare che i militari resteranno confinati nelle caserme.

(fm)

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