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Airbourne – 19 giugno 2013 – Orion di Fiumicino (Roma)

Suvvia, diciamocelo: in Australia sanno farlo meglio che in quasi tutte le altre parti del mondo. Sarà forse che l’insularità e la distanza dal resto degli altri continenti, in qualche modo, non favoriscono un attecchimento troppo incontrollato delle varie mode musicali che “flagellano” Europa e Nord America ai giorni nostri. O sarà forse perché nella terra dei canguri la presenza, monumentale e forse “amuletica”, degli AC/DC impedisce che il Sacro Verbo possa definitivamente imbastardirsi in una delle migliaia lingue meticce che si parlano oggi negli studi di registrazione e nelle sale prove.

Come che sia, da quelle parti il rock’n’roll assolutamente rootsy continua a godere di ottima salute, sfornando ciclicamente qualche band in grado di conquistare il mercato, ma soprattutto l’affetto dei fan più “conservatori” in ogni parte del globo (si pensi, sempre sul breve periodo, ai boom dei Jet o dei Wolfmother). Tra le (relativamente) nuove leve, gli Airbourne, domani sera in concerto all’Orion di Fiumicino, rappresentano senza alcun dubbio uno delle migliori espressioni del “made in Australia”.

Nati dieci anni fa per volontà del chitarrista cantante Joel O’Keeffe e del fratello batterista Ryan, dopo essersi rivelati al mondo come supporting act di calibri quali Mötley Crüe, Motörhead e Rolling Stones, hanno firmato un esordio discografico che ha fatto la gioia di quanti (chi vi scrive tra loro, naturalmente) amano alla follia tonnellate di watt e ritmi anthemici. Running Wild, grazie al geniale video realizzato per l’omonimo singolo estratto (lo ricordate? Con Sua Maestà Lemmy nelle vesti di autista del camion che trasporta gli Airbourne nel retro. Fantastico!), nel 2007 entrò prepotentemente a far parte della ristretta cerchia di dischi hard & heavy da non perdere. Merito anche di una dozzina di canzoni in cui l’imprescindibile lezione dei fratelli Young si irrobustisce della fierezza sanguigna dei Motörhead, originando un sound che potrà forse suonare retrò o poco originale presso le orecchie di tutti gli amanti di Skrillex o dell’ultima frontiera della sperimentazione sonora, ma che invece fa letteralmente giubilare i padiglioni auricolari di quanti fanno del loud and proud sonoro uno stile di vita, oltre che d’ascolto.

Riffoni potenti, feroci pestaggi del rullante e della cassa, coretti che sembrano fatti apposta per essere strillati a polmoni spalancati, la release del combo di Warnambool (prodotta tra l’altro dal guru della consolle Bob Marlette) può e deve essere considerata come un vero e proprio gioiello da tutti coloro che del rock’n’roll amano soprattutto certi “luoghi comuni” fracassoni. Dopo l’ottimo No Guts, no Glory, in cui i nostri ribadiscono (forse con un pelino meno di freschezza) il proprio lessico fatto di Marshall sparati e cavalcate elettriche di pura potenza, il mese scorso è stata pubblicata la loro terza fatica in studio, Black Dog Barking, che, ancora una volta, rimane nei solchi di quel hard rock adrenalinico à la Acdc, con il singolo Live it up e la tellurica Ready to rock destinati a diventare due momenti-clou nel corso delle loro esibizioni dal vivo. Che, fidatevi di chi li ha visti, valgono ogni singolo centesimo speso per intensità e capacità di tenere il palco.

Preparatevi a scuotere le vostre teste dure fino a non poterne più!

Per informazioni: 06 8901 3645

Domenico “John P.I.L.” Paris

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