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G8: Putin non era solo contro tutti, anzi

Il grosso dei reportage dal G8 hanno fatto passare Putin per un isolato, specie sulla questione siriana, arroccato su posizioni né condivise né condivisibili, ma in nessuno di questi ci si è presi la briga di interpellare il diretto interessato. Se fosse stato fatto, forse la vulgata avrebbe ricevuto un serio colpo.

Il Presidente Putin ha infatti dichiarato che mai «si è sentito isolato» e, nel ribadire che «non abbiamo alcuna prova dell’uso del gas da parte del Governo siriano», ha colto l’occasione per assicurare che «non tutti i membri del G8 credono che siano stati usati». Una interessante notazione che si contrappone ai titoli della stampa mainstream dei paesi interventisti, in particolare quella francese che sostiene (Le Monde) che il sostegno di Vladimir Putin al regime di Damasco è il cuore dei problemi al G8.

Ebbene, ammesso e non concesso che di sostegno si tratti, è un sostegno che la Russia condivide con altri paesi. I quali concordano con l’idea che fornire armi ai ribelli sulla base di rapporti non confermati sull’uso dei gas da parte di Assad destabilizzerebbe ulteriormente la regione. Certo, questi paesi, la cui identità non è dato conoscere, ma si ci sono sospetti sulla Germania, preferiscono fare andare avanti da solo Putin e far fare a lui la figura del cattivo che è amico del tiranno, ma poi sottobanco sostengono gli accordi “al ribasso” sulla Siria, imponendoli ai tre big guerrafondai.

Pare quindi che Putin non debba essersi sforzato troppo per convincere che «bisogna pensarci due volte prima di fare certi passi (fornire armi, ndr)» perché «è una questione molto pericolosa». Nel farlo, inoltre, ha tirato un colpo basso a Cameron: esprimendo il suo cordoglio per la «orribile» e «tragica» uccisione del soldato britannico nelle vie di  Woolwich, ha sottolineato che «ci sono moltissimi criminali nelle file dell’opposizione (siriana) che potrebbero compiere crimini del genere».

Un intervento di una certa rozzezza, si potrebbe pensare, ma la stoccata a Cameron è un colpo da eccellente statista, visto che la posizione aggressiva e supinamente filo statunitense adottata dal premier britannico, in stile Blair, è stata contestata non solo dalla minoranza laburista, ma anche dai suoi alleati liberal democratici, nonché da una frangia del suo partito.

La visione di Putin non solo è condivisa nell’ambito del G8, ma anche all’interno del Regno Unito: l’uso delle armi di disinformazione di massa nel coprire il vertice, specie sulla questione siriana, ha decisamente passato la “Linea rossa”.

(fm)

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