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Brasile: la Rousseff non è Erdogan

Erdogan, nei suoi deliri, ha accomunato la protesta brasiliana a quella turca, fino ad arrivare a comportarsi da apprendista complottista, dichiarando che sono state architettate da «un’unica regia». Ammesso, ma, soprattutto, non concesso, sia così: la reazione del Presidente brasiliano è stata diametralmente opposta a quella dell’aspirante Raìs, e si è svolta seguendo i binari dell’ortodossia democratica

È indubbio che in Brasile ci sono problemi ed anche grossi, ma la Rousseff non ha reagito alle dimostrazioni di piazza scatenando una becera repressione poliziesca, bensì aprendo un dialogo con i rappresentanti della protesta. Ma con quelli veri, non con quelli selezionati dai servizi come fece Erdogan. Il Presidente brasiliano non ha accusato i manifestanti di stare gettando fango sul Brasile, ma ha riconosciuto che il fango è gettato dalla corruzione ed ha reagito dichiarando: «Dalle strade ci stanno dicendo che il Paese chiede servizi pubblici di qualità. Vogliono meccanismi più efficienti per combattere la corruzione e per assicurare il buon uso dei fondi pubblici».

Un comportamento non solo democratico, ma anche intelligente, quello di riconoscere la realtà dei fatti, anziché considerarla un affronto personale come ha fatto Erdogan, che insiste nella sua linea dura mentre in Brasile si parla di referendum e riforme costituzionali. La Rousseff, per dirne una, ha incontrato i sindacati, che in Turchia vengono invece minacciati. Certo la soluzione dei problemi sembra essere ancora lontana e la piazza, giustamente, resta mobilitata, ma è così che accade in democrazia: la bacchetta magica non esiste, però non dovrebbe esistere neppure il manganello, salvo nei casi estremi in cui è la libertà ad essere minacciata, con buona pace di Erdogan che ritiene il contrario.

Quindi, non solo non siamo di fronte alla «stessa regia», ma soprattutto siamo di fronte a protagonisti profondamente diversi: pertanto Erdogan non solo farebbe meglio ad evitare di paragonare la Turchia al Brasile, ma, soprattutto, è diffidato dal paragonarsi alla Rousseff. Anche se dubitiamo fortemente che mai lo farebbe, essendo la Presidentessa una donna che lui vedrebbe meglio col velo in testa e non al potere mentre gestisce con efficienza i moti di piazza, così come la Merkel gestisce lui.

(fm)

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