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Medio Oriente: nuovo giro di giostra per Kerry

Il segretario di Stato USA, John Kerry, è arrivato mercoledì in Giordania: è la quinta volta da marzo che visita la regione, anche se questa volta la missione diplomatica rassomiglia parecchio ad un passaggio in rivista delle truppe prima dell’attacco, dopo l’ennesimo boicottaggio statunitense alle iniziative di pace.

Terminato il rapido passaggio nello stato che ha ospitato esercitazioni militari congiunte, e che hanno lasciato in eredità un ampio dispiegamento di F16 e Patriot, Kerry è oggi in Israele, il quale ha festeggiato il suo arrivo autorizzando la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme Est: ben 69 unità abitative, nonostante le blande critiche USA e alla faccia delle condanne ONU e UE.

Una chiara provocazione, che Netanyahu si sente di poter portare avanti grazie alla sua posizione strategica nevralgica nella gestione crisi siriana, specie se questa deborderà in conflitto regionale e oltre. Tutto questo, poi, a margine dell’incontro separato con i leader israeliani e palestinesi per la riapertura dei negoziati per cui Washington sta spingendo fortemente.

Lo stop agli insediamenti avrebbe dovuto essere un prerequisito, ma i falchi di Tel Aviv vogliono andare alle trattative alle loro condizioni, così da avere un “negoziato” a senso unico: più o meno quello che Kerry vorrebbe per la Siria. 

Non ci sono però da attendersi rotture con Washington, al massimo qualche rimbrotto: Israele avrà sempre e comunque le spalle coperte.

Niente pace in vista in Israele e venti di guerra sulla Siria: non male per il Segretario di Stato di una amministrazione guidata da un Nobel per la Pace.

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