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Quando il gioco si da duro le FEMEN chiedono scusa

Sono state liberate le tre FEMEN arrestate in Tunisia per aver dimostrato a seno nudo a favore della loro collega Amina. Quest'ultima arrestata, invece, per blasfemia, anche se, per una volta, non si tratta di un eccesso islamista, avendo questa profanato con le sue scritte propagandistiche un cimitero, fatto perseguibile in qualsiasi paese civile: nell’antica Roma anche la tomba di uno schiavo diventava luogo sacro.

La condanna delle tre supporter di Amina non è stata cancellata: i quattro mesi sono rimasti, solo che è stata accordata la “condizionale” e quindi potranno tornarsene libere a casa, mentre la “traviata” resta in galera a rischiare fino a due anni. Pena forse eccessiva, ma si tratta del massimo edittale, aspettiamo a vedere cosa decideranno i giudici prima di fasciarci la testa.

Più che la pressione internazionale o alla solita esibizione di tette, fatta l’altro ieri a Bruxelles davanti al Premier tunisino, la scarcerazione è dovuta al fatto che in aula le FEMEN, indossando il velo delle detenute tunisine, hanno chiesto umilmente scusa e si sono dichiarate pentite, minimizzando il loro gesto.

Certe plateali forme di protesta sono tutto fuorché coraggiose se portate avanti in occidente, anzi sono tutto fuorché protesta, ma allineamento al conformismo glamour. Tuttavia, per un attimo, sembrava che le FEMEN andando in Tunisia avessero tirato fuori qualcosa d’altro oltre alle tette: invece no, come il gioco si è fatto duro le FEMEN hanno chiesto scusa e lasciato la loro fiancheggiatrice in galera da sola.

fm

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