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L'imprenditore che "apre" a Grillo e crea un network per un "Rinascimento Italiano"

Industriale critico verso le associazioni di categoria a cominciare dalla propria, Confindustria, trevigiano razza Piave ma di mentalità global, convinto liberale con un netto passato a centrodestra ma oggi aperto sostenitore del Movimento 5 Stelle, Massimo Colomban è un personaggio eclettico e proteiforme. 

Fondatore di un colosso con un fatturato da 1 miliardo di euro come Permasteelisa (da cui poi è uscito, oggi è in mano ai giapponesi), imprenditore attualmente impegnato nel finanziamento e gestione di una decina di start up in giro per l'Italia, nella sua carriera ha anche ricoperto incarichi di rilievo pubblico: amministratore delegato di Sviluppo Italia Veneto, succursale locale di un'agenzia sorta nei primi anni 2000 sotto il governo Berlusconi, presidente risanatore di Vegapark, il parco tecnologico a Venezia. 

In questi mesi il suo nome è stato alla ribalta proprio perché uno dei pochi imprenditori italiani a infrangere il tabù di diffidenza dei padroni e padroncini del vapore verso la novità della politica italiana, il fenomeno Grillo. Un fattore di positiva rottura, secondo il businessman che nel 2010 si era candidato consigliere regionale in Veneto con l'Alleanza di Centro a favore del leghista Luca Zaia. 

Lui sottolinea che «non fa parte» del M5S, ma dice: «non mi vergogno affatto di dire che l'ho votato». Lui era uno dei cento capitani d'imprese riuniti il 9 febbraio scorso a Treviso in un convegno organizzato dalla sua Confapri per incontrare Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. «Abbiamo inviato le nostre proposte a tutti i partiti politici, ma gli unici che si sono dimostrati realmente interessati e che sono venuti da noi per ascoltarci e discutere sono stati loro»

La sigla Confapri (Confederazione Attività Produttive Italiane) può far pensare all'ennesima formazione scissionista dalle tradizionali associazioni di categoria, ma in realtà ricalca esattamente il modello grillista: «È una rete che si concretizza in un blog in cui noi abbiamo messo online le nostre idee, da affinare e migliorare secondo suggerimenti di chiunque voglia dare un contributo per un nuovo Rinascimento Italiano»

L'analogia con il blog di Grillo riflette un'altra somiglianza di fondo: il rifiuto della delega. «Gli imprenditori finora hanno delegato alle associazioni, ma la delega è stata malriposta», spiega Colomban. «Vanno bene come fornitrici di servizi agli associati, ma politicamente hanno fallito, perché i bisogni reali non sono rappresentati da organizzazioni "romane". Noi aspiriamo alla disintermediazione, la fine delle mediazioni, cosa che grazie alla tecnologia e alla conoscenza sta avvenendo in tutti i campi. La nostra quindi non vuole sostituirsi alle associazioni presenti, ma a livello politico non crediamo più a baracconi così costosi, come non crediamo più ai partiti»

La Confapri nasce il 23 maggio 2012 con la Carta Italia: 12 proposte che sintetizzano dei capisaldi del pensiero liberista promesso ma disatteso dal centrodestra, sovrapponibile in molti punti alla (fallita) esperienza di Fermare il Declino di Oscar Giannino. «Abbassare la pressione fiscale almeno dall'attuale 58% del Pil alla media Ocse del 40% tagliando i costi pubblici e della politica (a cominciare dal Capo dello Stato, che ci costa quattro volte il Presidente degli Usa), mettere a gara i servizi compresi quelli locali, privatizzare tutto il privatizzabile, scuola più vicina al lavoro, pensioni massime e stipendi di dipendenti pubblici non più grandi di 10 volte dei livelli minimi, riduzione del 90% delle leggi»: questo il vangelo, tipicamente liberale, di Colomban&C. Facciamo notare, tuttavia, che il programma dei 5 Stelle è espressamente contrario alla liberalizzazione dei servizi, e prevede misure di tutt'altra scuola di pensiero come il reddito minimo di cittadinanza o l'abolizione della legge Biagi. Colomban taglia corto: «Siamo imprese, non siamo politici, a noi interessano i nostri punti. In ogni caso io vedo gli interessi di imprenditori e lavoratori insieme, ad esempio con la compartecipazione di questi ultimi alla proprietà delle imprese, come avviene già in Germania e negli Stati Uniti»

In materia economica, convergenza assoluta fra il Confapri-pensiero e il grillismo si trova nell'ostilità alla finanza internazionale e alla zona euro germanocentrica: «Tutti gli Stati dovrebbero poter accedere alla moneta allo stesso tasso d'interesse. La Germania si sta finanziando grazie all'euro, mentre noi la paghiamo 10 volte di più: ma pensano che siamo diventati cretini tutti quanti? È necessario ridiscutere l'euro». Colomban s'infervora: «Noi e gli altri paesi mediterranei ci chiamano Piigs, che vuol dire maiali. Visto che ci definiscono maiali, ci si ferma e si ridiscute tutto. Non possiamo morire di fame per ingrassare i tedeschi. E poi si meravigliano se un terzo ha votato Grillo e un altro terzo non ha votato?». E poi l'affondo: «Non è possibile dipendere dalla finanza che è diventata una bisca mondiale. In 40 anni, da quando è finita la convertibilità del dollaro con l'oro, hanno moltiplicato la quantità di denaro non si sa quante volte, letteralmente non si sa. Ecco perché scoppiano le bolle finanziarie. I derivati sono stati strumenti incomprensibili per aumentare il denaro senza un corrispettivo reale per farlo finire in tasca alla finanza. Le banche: raccolgono 100 euro di deposito e ne prestano 100 volte tanti. E' la moneta virtuale che ci ha fregato tutti». Sarà interessante vedere nel concreto come questa fetta di impresa italiana piccola e media, che prima faceva riferimento alla destra berlusconiana e leghista, interagirà con le istanze palingenetiche - direbbe Bersani - del movimento di Grillo, trasversale, magmatico e ancora privo di un pensiero unificante che riesca a conciliare spinte liberal-liberiste e socialisteggianti, imprenditori e operai, ceto medio e No Tav, paladini del privato e difensori del pubblico. È il grande e grave problema di fondo del grillismo, come sappiamo. 

Alessio Mannino

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