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Pellegrinaggio o religione turistica?

L’Ordine dei Cappuccini sorse intorno al 1520 per volontà di Matteo da Bascio e di altri frati originari delle Marche, che vollero riavvicinarsi alla prima regola del 1221 (non quella del 1223, fortemente condizionata dalla Curia) di Francesco d’Assisi.

Dal 1574 il nuovo Ordine, tramite la riconquista della povertà di spirito e della semplicità di vita a imitatio Christi, si espanse in Europa e nel mondo. 

Di tale “schieramento religioso” fece parte anche Padre Pio, frate osteggiato e venerato, le cui spoglie dal primo di giugno sono nuovamente visibili presso la chiesa di San Giovanni Rotondo. Era dal settembre del 2009 che le reliquie non venivano mostrate alla folla; a detta dei Cappuccini, in questi quattro anni c’è stato un profluvio di lettere, di e-mail e ovviamente di preghiere, da parte dei fedeli, affinché i resti del Santo venissero esposti, pur sotto il riparo di una teca in vetro, in bella vista. Ecco allora che, grazie all’ostensione perenne, potrà rinnovarsi l’enorme successo di pubblico già riscontrato in precedenza con l’avvento di oltre cinque milioni e mezzo di pellegrini, se tali si possono definire. 

Da sempre, per i credenti, le spoglie dei santi e dei martiri rappresentano un’emanazione visibile del Mistero incarnato in quegli uomini; nulla di nuovo, dunque, se non fosse per il fatto che, da molto tempo ormai, il contesto creatosi intorno alle reliquie è invece altamente profano. Nel caso specifico di San Giovanni Rotondo, parliamo di settemila posti letto tra alberghi, b&b e agriturismi vari, che offrono il 75% di sconto a chi prenota in anticipo; di ristoranti e trattorie dai prezzi imperdibili, all’entrata dei quali campeggia immancabilmente la statua di San Pio da Pietrelcina; delle innumerevoli bancarelle ricolme di souvenirs  e dei negozi per gadget a ogni angolo; dei percorsi guidati, delle messe “confezionate” in tutte le lingue, delle sale d’attesa per i pellegrini, escogitate personalmente da Renzo Piano. Su tutta questa baraonda commerciale campeggiano una confusione e un chiasso da girone dantesco. 

Monsignor Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, e Stefan kozuh, il vicario generale dell’ordine dei Frati Minori Cappuccini, hanno un bel ribadire che l’ostensione delle spoglie di Padre Pio servirà da monito e da ispirazione per tutti i pellegrini, che ne trarranno i dovuti benefici spirituali. Eppure, anche con tutta la buona volontà, come si fa a considerarli pienamente in buona fede? Come si fa a non pensare ai benefici economici – qualsiasi frate degno di questo nome li bollerebbe come “materiali” – che ne ricaverà il luogo, a scapito della spiritualità, del raccoglimento e della meditazione, che dovrebbero costituire l’unica meta dei veri pellegrini? A tale proposito, provate a recarvi in Toscana, nell’eremo in cui visse a lungo San Francesco. Si tratta di un luogo sperduto nei pressi di Cortona. Per giungervi, occorre attraversare un bosco, ombreggiato di rosso – se l’autunno cade – che vi rapirà tanto da farvi smarrire la parola. Strade strette e sferrate e salite ardite da percorrere fino all’arrivo – simile a una vetta da conquistare – al monastero quasi abbandonato: non una voce d’uomo a interrompere il canto degli uccelli, che, invisibili, abbracciano come un coro tanta austerità di pietra. 

Laggiù incontrerete soltanto tre o quattro francescani, che vivono in povertà e semplicità di spirito; vi accoglieranno con un lieve inchino, e poi una fuga per riverenza e pudore. Non occorre loro altro che la preghiera e l’orto quotidiano per dirsi poveri, per non essere cioè bisognosi di nulla. 

Non andate però fuori Assisi, alla Porziuncola, perché vi troverete decine di frati grassocci, con tanto di orologio smagliante al polso e telefonino di ultima generazione appiccicato all’orecchio, nonché, manco a dirlo, negozietti affollati di paccottiglie religiose e, invece dei pellegrini, una folla di turisti noncuranti. È lì che si ritirò e morì San Francesco, disperato, quando il troppo successo e il troppo clamore lo costrinsero ad abbandonare l’Ordine da lui creato. Ed è lì che oggi il troppo successo e il troppo clamore hanno violato un luogo da ritenersi sacro.  

Fiorenza Licitra 

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