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SENTI COME PIANGE IL PRESIDENTE DEI COSTRUTTORI EDILI

Un Piano Marshall, addirittura. E ad auspicarlo, con la consueta sollecitazione a ridurre la spesa pubblica corrente in favore di investimenti e tagli alle imposte, è il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti. Il quale, durante l’assemblea annuale dell’Associazione, leva altissimi lamenti sui guai che affliggono il settore e sciorina i numeri della crisi: «Il mercato della casa è praticamente fermo: l'acquisto di nuove abitazioni da parte delle famiglie ha subito un crollo di 74 miliardi di euro rispetto a 6 anni fa», con una perdita di 690 mila posti di lavoro dal 2008 a oggi, cui se ne potrebbero aggiungere altre 50-80 mila che si trovano in cassa integrazione guadagni, e ben 11.200 imprese fallite, mentre il 28-30 per cento di quelle rimaste sono ad alto rischio di fare la stessa fine, entro un anno, per mancanza di liquidità.

Secondo lui, inoltre, buona parte della colpa va attribuita al nuovo regime di tassazione, benché esso sia stato introdotto soltanto l’anno scorso: «L'Imu ha contribuito in modo determinante a questa caduta. È urgente rivedere in modo sostanziale l'Imu, che ha comportato un aumento del prelievo patrimoniale del 367% e contribuito a bloccare il mercato dell'affitto». 

Quello che Buzzetti si dimentica di tenere presente, però, è che il drastico ridimensionamento del settore, dal 2008 in poi, fa seguito ad una lunga fase di incrementi delle quotazioni, così massicci e insistiti che si può parlare a buon diritto di una vera e propria bolla immobiliare. Della quale, peraltro, ci siamo occupati in molteplici occasioni.

Tanto per citare un paio di esempi, riguardo alle dinamiche che si erano innescate prima dello “sboom”, nel dicembre 2009 la Banca d’Italia segnalava, in un documento intitolato “L’andamento del mercato immobiliare italiano e i riflessi sul sistema finanziario”, che solo nel periodo 2002-07 e solo per effetto dell’immigrazione «si stima che la ricchezza immobiliare detenuta dalle famiglie italiane sarebbe cresciuta di circa 60 miliardi di euro». Quanto ai prezzi, un altro studio condotto sui cinquant’anni che vanno dal 1961 al 2011 indicava che, fatto 100 il valore iniziale, tra il 2001 e il 2008 si era passati da 4.580 a 8.090, a valori correnti, e da 230 a 349, a valori reali.

La recente e gigantesca contrazione, quindi, affonda le sue radici nell’eccesso di crescita che si era registrata in precedenza. Come al solito, si è stati ben contenti di riempirsi le tasche nella fase delle vacche grasse (o anabolizzate) ma adesso che la pacchia è finita si maledice la cattiva sorte e si invoca il soccorso pubblico. Arrivando a sollecitare un novello Piano Marshall, nazionale o europeo, come d’altronde aveva fatto un mesetto fa anche Sergio Marchionne.

Tuttavia, sorvolando sul fatto che oggi non c’è più lo Zio Sam pronto a foraggiarlo, i finanziamenti erogati all’Italia tra il 1948 e il 1953 furono “appena” l’equivalente di una decina di miliardi di euro. Che certo servirebbero a dare un po’ di ossigeno ai costruttori edili, ma senza colmare neppure lontanamente il regresso che si è determinato negli ultimi anni. Quel regresso che è drammatico per i poveri cristi che ci sono andati di mezzo senza colpa, ma meritatissimo per chi aveva lucrato a dismisura sul mattone a peso d’oro.  

'LA VERA MINACCIA PER IL NOSTRO FUTURO È IL PICCO DELL'ACQUA'

Welfare? In Italia, ciò che resta (per poco) funziona malissimo