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ULTIMATUM SCADUTO: MILITARI IN AZIONE, PER MORSI È GOLPE

Nessun accordo, neanche in extremis. Il presidente Mohamed Morsi è rimasto fermo sulle sue posizioni, rifiutandosi di riconoscere le ragioni dei manifestanti, e le Forze Armate egiziane lo hanno esautorato.

Le notizie in arrivo dall’Egitto, e in particolare dal Cairo, sono tuttavia molto confuse. Non è nemmeno chiaro, al momento, se Morsi si trovi effettivamente agli arresti domiciliari, come affermato da alcune fonti, o se abbia fatto perdere le sue tracce. Gehad el Haddad, portavoce dei Fratelli Musulmani e consigliere del presidente, ha dichiarato alla Cnn di non essere in possesso di informazioni precise: «Non sappiamo dove sia. Sono stati tagliati tutti i contatti con lui».

Al di là delle sue sorti personali, però, l’incognita principale riguarda le reazioni dei gruppi islamici che lo hanno sostenuto finora, portandolo alla vittoria nelle elezioni del giugno 2012. In altre parole, più chiare, la domanda è se essi accetteranno pacificamente l’intervento dell’esercito o se si solleveranno in massa. I segnali sono discordanti: Essam el-Erian, personaggio di spicco di quel Partito Libertà e Giustizia che è la struttura politica dei Fratelli Musulmani, preannuncia battaglia dichiarando che «la gente non se ne starà tranquilla di fronte a una ribellione dei militari. La libertà è più preziosa della vita», ma dai conservatori di Gamaa Islamiya arriva invece l’invito a indire un referendum, per decidere se anticipare oppure no le nuove Presidenziali.

Eppure, non è detto che a calmare gli animi bastino gli eventuali accordi dei leader. Le turbolenze che attraversano l’Egitto non si esauriscono certo in quelle che scuotono la capitale e altrove, a cominciare da Port Said, non mancano i focolai di incendio. E in una situazione in cui un po’ tutti i soggetti coinvolti, da Morsi ai militari e ai dimostranti, si dicono determinati ad andare fino in fondo a qualsiasi costo, l’escalation è dietro l’angolo.

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