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Marchionne Go Home

Un sogno: poter togliere la cittadinanza italiana a quelli come Sergio Marchionne. Dopo di che, per essere sicuri di non averli più tra i piedi nemmeno come “ospiti”, inserirli in un apposito elenco delle persone, fisiche e giuridiche, che non sono gradite neanche di passaggio. Visto che considerano il nostro Paese null’altro che un contesto occasionale per le loro belle aziende, o per le loro brutte imprese, sarebbe magnifico poterne trarre le dovute conclusioni.

Un poderoso e definitivo vaffanculo, ancorché con tutti i crismi legali – e formali, suvvia: carta pergamena, corsivo svolazzante, firma autografa del Presidente della Repubblica (uno degno di tal nome) – e addio per sempre. Se a voi fa schifo l’Italia, all’Italia (una degna di tal nome) fate schifo voi. E in mancanza d’altro globalizzate il messaggio, please: parafrasando Pieraccioni, Vaffanculo in tutte le lingue del mondo,.

Purtroppo è solo un sogno, appunto. I Marchionne, al plurale, non si possono delocalizzare, forever, e il Marchionne singolo resta libero di dirne e farne di tutti i colori. Con la scusa che è l’amministratore delegato della Fiat, e che pertanto deve anteporre gli interessi aziendali a qualunque altro valore, non solo sgomita per ridurre i lavoratori a schiavetti salariati, ma nell’attesa di riuscirci al cento per cento scalpita e smania. Anche verbalmente. Anche, nelle intenzioni, concettualmente.

Fino al punto di spingersi, come ha fatto ieri nel corso di una teleconferenza in cui illustrava gli esiti della gestione relativa al primo semestre 2013, a una sentenza lapidaria e onnicomprensiva: «Le condizioni industriali in Italia rimangono impossibili».

Povero caro. Costretto suo malgrado a operare in condizioni tanto avverse, a differenza di quanto gli è consentito altrove e in special modo negli amatissimi USA, gli tocca prendere in considerazione persino le alternative più drastiche, peraltro già ventilate in precedenza: rinunciare, chissà con quale intima sofferenza, a produrre – a ostinarsi a produrre – qui da noi. Attenzione, Ladies & Gentlemen: «Abbiamo le alternative necessarie per realizzare le Alfa ovunque nel mondo». E benché lui, Mr. Sergio, non voglia saltare alle conclusioni («Rimango open minded, non ho pregiudizi»), il tempo stringe e il quadro peggiora. La Cassazione ha dato ragione alla Fiom, la stessa Fiom continua a mettersi di traverso, e il governo Letta non provvede, mannaggia, a quella legge sulla rappresentanza sindacale che si uniformi ai desiderata del Lingotto. «Abbiamo chiesto con urgenza di varare delle misure che rimedino a questo vuoto ma per ora – si duole Marchionne – non vediamo niente».

Nessuno dica che non era stato avvertito, insomma. Si sa: la pazienza ha un limite, diversamente dagli stipendi, e dai bonus, e delle stock option, dei supermanager.

Federico Zamboni

 

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