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Grecia, ci risiamo: nuova mannaia in arrivo

Se vuole altri 8 miliardi di "aiuti" deve fare nuovi tagli. E nel giro di qualche giorno appena, visto che il tutto deve essere attuato entro il 19 luglio.

La troika è perentoria. Ma non è questa la notizia più importante da inquadrare. 

Il vertice dei ministri economici riunito a Bruxelles ha intanto deciso di dividere in due tranche lo stanziamento previsto. E la prima di queste, appunto, verrà sbloccata solo e unicamente se Atene userà di nuovo la scure sul settore pubblico. Ovvero nuovi licenziamenti. Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo, rilascia una dichiarazione inequivocabile: «La Grecia deve portare avanti gli interventi previsti nel programma».

La cosa sconcertante non è tanto il fatto che questi nuovi tagli debbano essere compiuti in termini così stretti, visto che basta una riunione notturna, come abbiamo visto, per tagliare ad esempio una televisione di Stato. Non è neanche nel fatto che il ricatto messo in opera sia sempre lo stesso, cioè denaro contro tagli. Non risiede nemmeno nella dichiarazione di Dijsselbloem, che nelle parole è identica a tante altre arrivate nel corso degli anni da personaggi nella sua stessa posizione o in altre simili.

Ciò che è intollerabile è che nonostante la storia e l'economia abbiano ormai ampiamente dimostrato, e inequivocabilmente, che tutto quanto fatto sino a ora per quanto attiene alla Grecia è stato sbagliato e controproducente (rammentiamo il mea culpa del Fondo Monetario Internazionale di solo qualche settimana addietro) oggi si continui per la stessa identica strada di prima. Come se nulla sia accaduto. Come se qualcosa avesse sino a ora funzionato. Come se le ricette della troika e gli "aiuti" ricevuti siano la strada giusta per uscire dalla situazione di crisi profonda attuale.

Ora, nei panni di un qualsiasi governo ellenico, figuriamoci di un qualsiasi cittadino, fatti i debiti, e semplici, conti, visto lo stato delle cose, guardatisi in tasca, e ascoltato quanto ha dichiarato Christine Lagarde in merito agli errori commessi sul proprio Paese, l'unica cosa logica da fare sarebbe quella di rifiutarsi di applicare qualsivoglia diktat proveniente dalla parte di chi ha già dato ampia dimostrazione di aver sbagliato. Dal punto di vista emotivo le cose sono ancora più semplici: i cittadini dovrebbero scendere in piazza e imporre all'esercito di mettersi dalla propria parte per destituire il governo connivente con i propri aguzzini, cioè con l'Europa delle Banche, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Un bel colpo di Stato e quindi il ripudio immediato del debito con la conseguente uscita dall'Euro.

Sul serio, anche dal punto di vista prettamente logico, aritmetico e ancora prima intuitivo, la cosa più efficace da fare sarebbe esattamente quella. Ma è difficile sperare in una soluzione di questo tipo. Molto più semplice, come accaduto sino a ora, che i greci accetteranno i tagli quasi senza colpo ferire. E allo stesso modo, beninteso, stanno facendo e faranno i popoli degli altri Paesi europei sotto la minaccia della crisi indotta dai mercati. Portogallo, Spagna e Italia, per intenderci.

Nelle "nostre" vene non scorre più da tempo quel sangue necessario alla reazione. Quello, solo per fare qualche esempio pur con le dovute differenze e motivazioni, che scorre nelle vene degli egiziani, dei turchi, dei brasiliani, dei venezuelani, o degli afghani e dei siriani che stanno combattendo contro i ribelli armati dalla Cia.

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