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Berlusconi. Il "nemico" indispensabile

Clima da Telegatti. C'è uno showman da giudicare e le discussioni vertono sulla sua ultima performance, che dopo svariati rinviii è andata in onda ieri nel tardo pomeriggio. Il personaggio, come noto, è una star anziana e fatalmente un po' imbolsita, ma con un repertorio collaudassimo e di persistente successo. I suoi fan sono perciò tuttora assai numerosi e sempre pronti a celebrarlo, così da avere l'illusione di celebrare un po' anche sé stessi. Intorno a lui, inoltre, si muove (e si ingrassa) una corte di collaboratori/incensatori professionisti, perfettamente consci del fatto che le loro fortune individuali sono legate a doppio filo a quelle del boss: se crolla lui, il format è finito. E se è vero che si può sempre imbastirne un altro, visto che dalle parti del centrodestra l'audience non manca, replicare l'exploit non sarà per niente facile. A maggior ragione per una ventina d'anni di seguito. 

Ciò che invece sfugge, nel diluvio di analisi ultra dettagliate e ultra fuorvianti, è il rapporto che esiste tra questo tipo di spettacolo e il palinsesto complessivo. Ovvero, abbandonando le metafore televisive, tra il Berlusconi a fine carriera e il quadro politico italiano nel suo insieme: un quadro politico che, con la parziale e contraddittoria eccezione del M5S, è totalmente asservito a un progetto economico ormai tracciato e sostanzialmente inderogabile, nel segno della Troika. Stando così le cose, la messinscena pseudo democratica esige che si mascheri la realtà, che è appunto quella di un'oligarchia che sulle questioni fondamentali ha già deciso tutto per conto proprio, simulando una potente contrapposizione tra due schieramenti alternativi. Laddove però, come dimostra al massimo grado l'odierno governo "di larghe intese", tale dissidio è tanto forte sul piano degli interessi personali e di cordata, quanto fittizio rispetto al modello neoliberista che si vuole imporre. Al netto delle apparenze, Pd e PdL sono due holding che si contendono il medesimo mercato e che, pertanto, vi si inscrivono, e vi si incistano, con analoga acquiescenza, tessendo entrambe le lodi di una società più competitiva e rivendicando entrambe il nobile primato di alfieri delle relative "riforme".

Nella fase attuale, che si è aperta con Mario Monti e sta proseguendo con Enrico Letta, Berlusconi & C. hanno il ruolo degli antagonisti di facciata, che devono mostrare di battersi all'ultimo sangue contro i vincitori annunciati ma che pure sono destinati a capitolare, dopo una strenua lotta che sarà amplificata dai media mainstream e che, anche per questo, non avrà mancato di appassionare quella massiccia parte di cittadini che ancora non hanno aperto gli occhi sulla pantomima in corso. Per quanto accurata e capillare, tuttavia, la manipolazione non è priva di incognite. Benché posticcio, il carisma del Cavaliere è il catalizzatore ideale di una certa sensibilità, e di una certa ottusità, che albergano nel suo elettorato di riferimento, per cui la miscela di insofferenza per la crisi e di avversione per tutto ciò che è in odore di "sinistra" può comunque deflagrare al momento del voto, rischiando di compromettere l'esito voluto. 

L'obiettivo strategico, dunque, è diventato quello di lasciare in piedi il conflitto di comodo, imbrigliando il più possibile l'ascendente di Berlusconi. Legittima o illegittima che sia, la sua definitiva condanna penale per frode tributaria è l'architrave perfetto di questa prigionia politica: tra l'incombente interdizione dai pubblici uffici, la decadenza pressoché certa dal seggio senatoriale, e la successiva perdita della piena libertà personale vuoi sotto forma di arresti domiciliari, vuoi con l'affidamento in prova ai servizi sociali, dovrebbe essercene quanto basta per mettersi al riparo da sorprese come quella del febbraio scorso. In stile western il duello andrà comunque in scena, ma il "cattivo" avrà parecchi e nuovi svantaggi da scontare: le pistole mezze scariche, il sole negli occhi, e il divieto di uscire di casa a piacimento e di sparacchiare ogni volta che ne ha voglia, così da ringalluzzirsi e sentirsi invincibile. 

Limitazioni oggettive e con ogni probabilità insormontabili. Nonché l'alibi ideale, rovesciando la prospettiva, per uscire sconfitti senza perdere del tutto la faccia.

Federico Zamboni

 

Contenuto nella Raccolta settimanale del 21/09/2013
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