All tagged manifestazioni roma


I profeti di sventura alla Gasparri sono serviti: nessuna violenza e i cittadini che solidarizzano coi manifestanti. Forse, l’inizio di una nuova stagione di mobilitazione popolare

di Ferdinando Menconi 

È andata male agli untorelli della violenza, e col termine che Berlinguer impiegò per irridere i giovani del movimento ’77 non vogliamo indicare gli studenti, ma tutti quelli che, dai banchi parlamentari e di governo, speravano in violenti scontri di piazza: questa volta sono stati loro ad essere sbeffeggiati dalla prova di maturità dagli studenti.

Per ora la battaglia si ferma a un piano simbolico: il Potere si chiude in se stesso, mentre i cittadini riempiono le piazze. Il simbolo, appunto, di una distanza incolmabile

di Alessio Mannino

“Lasceremo soli i palazzi della politica”. Questo, mi pare, è il messaggio-chiave che le voci ufficiali della protesta studentesca hanno voluto lanciare alla vigilia della giornata campale di oggi. Distanza calcolata dalla “zona rossa” romana, manifestazioni creative e spiazzanti, promessa di una rigorosa condotta pacifica e un pizzico di misteriosa riservatezza per tenere alta l’attenzione, ma il tutto col preciso scopo di smentire i gasparreschi strepiti repressivi e rovesciare l’immagine di facinorosi che giocano alla battaglia contro gli “sbirri” (una contrapposizione che piace tanto al Potere: un problema sociale, generazionale ed esistenziale ridotto all’assalto dei barbari contro le mura del consesso civile).

L’ex colonnello di An auspica «un nuovo 7 aprile», ovverosia l’arresto preventivo dei fautori delle proteste di piazza. Un’ipotesi grottesca, ma anche pericolosa 

di Ferdinando Menconi 

Gasparri, ovvero l’arroganza ottusa. E se le esibizioni di arroganza non sono una novità per la nostra “lampada stroboscopica bidirezionale”, per definirlo come l’ha disegnato Vauro nell’ultima puntata di Annozero, quanto a ottusità, nella sua dichiarazione invocante un nuovo “7 Aprile” per i cosiddetti istigatori alla violenza di piazza, ha decisamente superato se stesso.

Questo riferimento, al giorno in cui venne decapitata Autonomia Operaia, nella primavera del 1979, è una dichiarazione irresponsabile che, in un clima già teso, getta benzina sul fuoco: il primo istigatore alla violenza da far tacere dovrebbe essere proprio Gasparri. Se la manifestazione del 22 degenererà, se gli spettri degli anni 70, insensatamente evocati da Gasparri, prenderanno corpo, e ci scapperà qualcosa di più di qualche auto bruciata, le responsabilità saranno da addossare a lui prima che alla gente che vorrebbe far arrestare. 

Vietato illudersi: non saranno i tumulti occasionali a mettere il sistema con le spalle al muro. A un’oppressione “scientifica” bisogna contrapporre una ribellione altrettanto lucida e consapevole 

di Alessio Mannino

Nelle pseudo-democrazie come la nostra, la violenza è un tabù. È vietato non solo praticarla, perché rompe il quadretto falso e idilliaco del “migliore dei mondi possibili”, ma perfino provare a comprenderla. Di qui il coro compatto e idiota che da destra a sinistra ha marchiato i manifestanti che martedì 14 dicembre hanno messo a ferro e fuoco Roma come una canaglia di teppisti. 100 mila fra studenti armati di libri (i “Black Books”), di precari dell’università, di operai, di comitati sparsi per il paese, di sindacati, di partiti e di associazioni sono stati fatti scomparire dalla cronache per far posto all’allarme per i famigerati Blocchi Neri (“Black Bloc”), gli antagonisti di estrema sinistra, i centri sociali.